Monte Lema: fantastici MTB trail… quasi trial

09/04/2016 (Sabato) – Qualche mese fa durante l’esplorazione al Campo dei Fiori abbiamo conosciuto Luca, un biker che gira anche lui nelle nostre zone. L’ho rivisto sul Monte Martica mentre testavo la Transition di Gravity Bike Lab e ci siamo scambiati i numeri.
In settimana ci siamo sentiti ed ecco che l’uscita del weekend è bella che organizzata 🙂
Metteremo le ruote sul Monte Lema, nome già noto dal team MyTrails. Lo abbiamo conquistato 3 anni fa. Avevo un altro tipo di bici ed ero decisamente meno allenato di adesso, la salita era stata tosta (per me), vedremo oggi col mezzo nuovo.
Non sono l’unico ad avere un nuovo destriero, anche Luca deve prendere la mano con la sua fiammante Canyon Spectral.

“Alle 9:30 culo in sella”, questo è uno degli ultimi messaggi che ho ricevuto da Luca.
Io alle 9:00 ero già con la macchina a Dumenza, nel parcheggio del minimarket (100m prima c’è un altro parcheggio libero).
Pochi minuti ed ecco arrivare Luca,
insieme ad un suo amico… Luca. Sono circondato!
Presentazioni, breve studio dei mezzi e siamo pronti per partire:
“Luca Canyon” davanti, “Luca Giant” e “Daniele Transition” a seguire visto che non ricordano la strada 🙂

La salita è la medesima che ho affrontato insieme Marco e Davide (la discesa sarà differente), anzi, a dir la verità saranno circa 3 km in più rispetto all’altra volta.
Quindi mi metto l’anima in pace e cerco di stare dietro ai Luca.
Siamo compatti, nonostante io non abbia la corona da 42T ad accompagnarmi non ho mollato. Sono contento!
In circa 90 minuti raggiungiamo il Rifugio Campiglio, qui ci godiamo un buon caffè e 15 minuti di pausa.

La vista dal Rifugio Campiglio
La vista dal Rifugio Campiglio (1150 m)

Ripartiamo, siamo un po’ infreddoliti. Il sole è nascosto dietro alle nuvole, Luca Canyon in maniche corte non so come abbia fatto a resistere.
Ora viene il bello, ci aspetta un bel sali/scendi dentro a un fitto bosco con strappi impegnativi, il tutto con qualche rimasuglio di neve che blocca il sentiero. Scendere dai mezzi a volte è inevitabile.
Luca Giant in salita è un macina-sassi, sta davanti al trio e ci suggerisce la linea giusta per evitare di scivolare, dato il fondo umido e sassoso. Le foglie poi non aiutano di certo.

Giungiamo allo spiazzo dove 3 anni fa sono arrivato così:

Che vergogna!
Che vergogna!

Oggi almeno sono in piedi, il mio organismo richiede solo un po’ di zuccheri 🙂

Pausa zuccheri
Pausa zuccheri

Siamo pronti a ripartire. Teniamo la destra, in salita (ovviamente) e affrontiamo un tratto abbastanza esposto e scivoloso, quasi tutto pedalabile comunque senza troppi ostacoli.
Usciamo dal bosco ed ecco che la cima si fa vedere, riconoscibile dal radar meteo gigante:

Cima col "pallone meteo"
Cima col “pallone meteo”

Qui ci scappa un’altra piccola pausa, ed ecco che scatta il “selfie ignorante”

Selfie ignorante :-)
Selfie ignorante 🙂

Proseguiamo ora lungo una salita spacca gambe:
tutta sassi, travi di legno da oltrepassare e pendenza quasi estrema, sarà così praticamente fino all’arrivo della funivia del Lema in territorio svizzero.

Raggiunto il Ristorante Ostello Vetta (1550m) bici in spalla e raggiungiamo la cima ufficiale, salendo dai gradini. Luca Giant sale svelto, io e Luca Canyon ce la prendiamo con più calma.
Poco prima delle 13:00 raggiungiamo la vetta e ci premiamo con un bel pranzetto.
Se fosse stato sereno ci saremmo fermati volentieri a prendere il sole, ma il vento soffia forte e la temperatura non aiuta.

Radar Meteo
Radar Meteo
Una nuvola tenta di cancellare il Lago Maggiore
Una nuvola tenta di cancellare il Lago Maggiore

Morale della favola, tempo di mangiare e di riposare un po’ le gambe, siamo già pronti per la discesa.

Prendiamo il sentiero che va diretto verso il Lago Maggiore (foto sopra), qui c’è da stare attenti perché il prato fa scappare l’anteriore come niente, quindi con prudenza e pinzando coi freni quando necessario superiamo questo pezzo infame e in pochi minuti raggiungiamo uno spiazzo, le gambe fanno male, il prato della cima ci ha ucciso.

L&L
L&L

Teniamo la destra e seguiamo l’ampio sentiero in piano che dopo 200 metri scenderà in picchiata per entrare nel bosco.
Discesa un po’ sassosa, però tecnica al punto giusto e molto divertente, molto simile alle discese del Sasso del Ferro.

Rimaniamo abbastanza compatti, nonostante il fondo smosso, Luca Canyon è davanti, con il nuovo “giocattolino” si sente leggero. Sembra una cavalletta.
Io sono in mezzo, ben concentrato sul percorso. Subito dietro Luca Giant che si mangia tutto con la sua Fox 180 da 36 mm (bellissima).

Arriviamo al Passo di Monte Faeta e ci svestiamo, ci siamo scaldati e il sole s’è deciso a uscire.

Passo di Monte Faeta
Passo di Monte Faeta

Qui teniamo la destra su un veloce falsopiano, sempre ampio e molto divertente, ogni tanto fra gli alberi spunta il Lago Maggiore.
Arriviamo a cannone al paese di Astano, lo attraversiamo fino a raggiungere il laghetto che prende il nome dal paese.
Lo teniamo sulla destra e saliamo su asfalto per circa 1 km, nulla di preoccupante, sale dolcemente (per fortuna).

Si passa attraverso degli allevamenti e arriviamo all’inizio della discesa finale.
Luca Canyon ci fa un piccolo briefing e ci avverte della presenza di alcuni passaggi “incazzati”.
Il primo pezzo è flow facilmente percorribile, poco dopo inizia a diventare stretto con rocce, tutto da guidare e capire dove mettere l’anteriore.
La velocità diminuisce ma non il divertimento! Scassato, tecnico ma bello… davvero bello!

Arriviamo ad un bivio, ci fermiamo e Luca Canyon ci spiega che volendo si può evitare l’ultimo pezzo “davvero incazzato”, tenendo quindi la sinistra.
Scegliamo la parte cattiva, svoltiamo a destra e ad ogni passaggio difficile (tornanti) ci fermiamo per studiarlo e capire come affrontarlo.
Il primo tornate è quasi impossibile, gli altri con calma e un po’ di “manico” si possono fare.
Io e Luca Giant evitiamo di farne un paio non sentendoci molto sicuri, ma Luca Canyon ci fa scuola:

Luca in azione su una piccola gradinata molto stretta
Luca in azione su una piccola gradinata molto stretta in folle pendenza

Finito questo pezzo non si fa altro che seguire la recinzione (confine Svizzera/Italia) e puntare verso la strada. Si esce proprio accanto alla dogana di Sessa.
Balziamo in Italia e attraverso la strada asfaltata torniamo alle auto.

Giro molto divertente, variegato e ottimo come allenamento per la parte tecnica.
Solo le nuvole non ci hanno permesso di dare un voto alto al panorama.
Sono davvero soddisfatto per essere riuscito a salire senza troppa difficoltà con una trasmissione “limitata” (11-36) e geometrie da discesa, very good! 😉

Ringrazio entrambi i Luca per la bella compagnia e per l’ottimo giro che è uscito:
28 km x 1440 m di dislivello!

TRACCIA GPS:

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Daniele

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