Monte Martica: trekking nella cava abbandonata

20/02/2016 (Sabato) – Da tempo, nel nostro peregrinare per questi monti, ci cade sempre l’occhio sulla cava del Monte Martica. Situata sul suo lato ovest / nord-ovest, questo scempio ha segnato in maniera irrimediabile il fianco della montagna. E’ tempo di andare a vederla da vicino, a nostro rischio e pericolo. Pronti? Via!

Chiusa nel 1993 e sempre pronta ad essere riaperta, questa cava di porfido (Cava Soffiantini?) presenta innumerevoli tornanti artificiali che sempre hanno attirato la nostra attenzione.

Le mie ricerche su internet hanno dato esito nullo: nessuno ci è mai andato a camminare, nessuno ha riportato esperienze? Tocca a noi farlo, forza!

Parcheggiamo alla Rasa di Varese e raggiungiamo velocemente le pendici del Monte Chiusarella per un sentiero che sale direttamente verso il Fontanin del Des. Questo sentiero è nuovo per noi. Molto carino e ben curato, presente qualche residuo vegetale ed un albero di traverso che provvediamo a sistemare per bene. Lo proveremo sicuramente a discendere in sella a breve, meglio tenerlo pulito 🙂
Raggiungiamo anche per la prima volta la “sorgente” (?) chiamata “Fontanin del Des”. Molto deludente, ci chiarisce comunque l’aspetto sentieristico qui attorno, che era una nostra lacuna.

Saliamo al Chiusarella dove effettuiamo una prima breve sosta, poi proseguiamo la salita fino alla Croce panoramica della Martica, salendo per il tratto “freeride” dove effettuiamo anche qui un pò di piccola pulizia del sentiero.

neve al muretto del pianoro ovest della cima del Monte Martica. Tracce di bici che imboccano la prima discesa, il cosiddetto "taglio freeride" (che di "freeride" ha ben poco).
neve al muretto del pianoro ovest della cima del Monte Martica. Tracce di bici che imboccano la prima discesa, il cosiddetto “taglio freeride” (che di “freeride” ha ben poco).
panorama odierno dalla Croce di Punta Rossotti, Monte Martica
panorama odierno dalla Croce di Punta Rossotti, Monte Martica

Il portavivande militare si è staccato dalla Croce, provvediamo a sistemarlo. Oggi è giornata di manutenzione.

il portavivande militare alla base della Croce, che contiene il "libro di vetta".
il portavivande militare alla base della Croce, che contiene il “libro di vetta”.

Bene, fin qui è cosa nota. Adesso dobbiamo scendere e cercare di raggiungere la cava.
Alle spalle del sopra mostrato muretto parte un sentiero che scende veloce nel bosco, verso Brinzio. Il sentiero dovrebbe essere ampio, se non fosse per la neve 🙂

il sentiero verso la cava, intonso
il sentiero verso la cava, intonso
sentiero immacolato
sentiero immacolato

Per fortuna siamo armati di GPS, inoltre c’è qualche segno sugli alberi a guidarci.
Lo scenario è davvero magnifico.

bosco con neve immacolata che scende verso Brinzio
bosco con neve immacolata che scende verso Brinzio

Ad un certo punto scorgiamo sulla sinistra un tabellone militare di colore verdastro: è quello che scorgiamo usualmente dal Campo dei Fiori. Ci siamo, la cava è proprio a picco sotto di noi! Ma come raggiungere l’imbocco della strada? Non ci sono indicazioni, non ci sono tracce gps…
Andiamo un pò ad intuito ridiscendendo il sentiero ma presto ci accorgiamo che ci stiamo allontanando dal punto X. Iniziamo a girovagare nel bosco e, la neve fresca, ci torna utile.

nel nostro girovagare, le tracce sulla neve tornano molto utili
nel nostro girovagare, le tracce sulla neve tornano molto utili

Finalmente, con un pò di fortuna e un pò di intuito, scorgo l’imboccatura che cercavo, nascosta dalla vegetazione. Ci siamo!!

In pratica, se dal tabellone militare verdastro volete immettervi sulla cava, non dovete continuare a seguire il sentiero che avete fin qui percorso. Proseguite invece sul crinale con sotto la cava a picco (prestate attenzione). Oggi c’era un cavo arancione che partiva dal tabellone verde e proseguiva sul crinale. Seguitelo per un pò e, ad un certo punto, su un palo troverete incisa una freccia che indica la sinistra con scritto sopra “cava”. In realtà la scritta “cava” mi è uscita un pò male 🙂 non sono un grande incisore, però la freccia si capisce bene 🙂 Lì sulla sinistra, seminascosto dalla vegetazione, c’è l’imbocco che immette proprio sulla strada della cava. Lo scenario subito si apre, tha-da, ci siamo.

finalmente troviamo come imboccare la strada alta della cava. Da notare il pannello militare verdastro.
finalmente troviamo come imboccare la strada alta della cava. Da notare il pannello militare verdastro.

A questo punto non resta che iniziare la discesa. La strada è ampia, l’ambiente surreale e da film. Al centro della strada ci sembra di scorgere una traccia, tipo passaggio bici, ma forse è solo un impressione. Anche se fosse, sono tracce ancestrali, si vede che qui non passa nessuno da moooolto tempo. Animali esclusi, perchè le tracce di zampe e zoccoli sono fresche e dappertutto!!

i tornanti sotto di noi. La Rasa in lontananza.
i tornanti sotto di noi. La Rasa in lontananza.

Per intenderci, ho commentato una foto che abbiamo scattato tempo fa dal Campo dei Fiori.

qualche indicazione sulla cava della Martica vista dal Campo dei Fiori: ho cerchiato il pannello militare verdastro e il punto dove si esce dal bosco e ci si immette sulla strada della cava. I tornanti sono ben visibili. Segnato anche lo spiazzo, punto di mezzo tra i primi tornanti belli e ampi e i successivi tornanti, strettissimi poichè fitti di vegetazione.
qualche indicazione sulla cava della Martica vista dal Campo dei Fiori: ho cerchiato il pannello militare verdastro e il punto dove si esce dal bosco e ci si immette sulla strada della cava. I tornanti sono ben visibili. Segnato anche lo spiazzo, punto di mezzo tra i primi tornanti belli e ampi e i successivi tornanti, strettissimi poichè fitti di vegetazione.

I primi tornanti sono molto belli, l’ambiente è davvero affascinante e suggestivo, per quanto rimanga uno scempio. La zona è spesso soggetta a piccole frane e smottamenti, infatti sulla strada sono presenti grossi massi che si sono staccati dal fianco della montagna, quindi occhio alla penna!
Velocemente raggiungiamo lo spiazzo alla base della prima serie di tornanti.

lo spiazzo alla base della prima serie di tornanti
lo spiazzo alla base della prima serie di tornanti

Qui dobbiamo stare tutto a destra e proseguire a scendere sulla strada, purtroppo però qui la natura ha preso il sopravvento e ci troviamo a dover procedere stile foresta amazzonica, spostando rami e piante. Le piante sono piene zeppe di fiori che rilasciano migliaia (migliaia eh!) di piccoli semi che ci si infilano dappertutto: capelli, cuciture, tasche…. ovunque. A fine giro saremo ridotti da buttare via, diventati totalmente (totalmente eh!) beige.

uhm
uhm

Scatta anche qualche momento di panico quando a pochi metri da noi passano due cinghiali grossi grossi, ma hanno più paura loro di noi, sgrunf sgrunf corrono via veloci. Cavolo quanto erano grossi!
Proseguiamo un pò tesi fino a quando, finalmente, raggiungiamo la stazione a monte della ex funicolare di trasporto materiale e lo scenario si apre. Il peggio è passato.

terminati gli ultimi (impervi) tornanti, fitti di vegetazione, arriviamo al punto di arrivo della ex teleferica. Da notare la grossa tramoggia per lo scarico del materiale.
terminati gli ultimi (impervi) tornanti, fitti di vegetazione, arriviamo al punto di arrivo della ex teleferica. Da notare la grossa tramoggia per lo scarico del materiale.

La strada è ampia e possiamo scendere velocemente. Siamo scesi di quota e non siamo più esposti al sole,coperti dall’ombra del Campo dei Fiori e dal Monte Legnone. Un pò freddino.
La strada prosegue incrociando più volte il nastro trasportatore che serviva a portare a valle il materiale estratto dalla cava.

proseguendo la discesa passiamo sotto il nastro trasportatore, naturale prosieguo della teleferica per portare il materiale roccioso a valle.
proseguendo la discesa passiamo sotto il nastro trasportatore, naturale prosieguo della teleferica per portare il materiale roccioso a valle.

Non manca l’incontro con dei caprioli che stanno risalendo a monte sulla nostra stessa strada. Appena ci scorgono si lanciano in una incredibile salita “freeride”.

Più scendiamo più ci sono segni di civiltà… iniziano a venirci i dubbi “ma riusciremo ad arrivare sulla strada asfaltata?”. Quando raggiungiamo l’ampia base asfaltata della cava, e la relativa casa del custode, ci rendiamo conto che forse la cava non è poi così tanto abbandonata 🙂 è pur sempre una proprietà privata nella quale ci siamo ingenuamente introdotti. La casa del custode è abitata, con tanto di panni stesi e camino fumante. Una veloce corsa finale e scavalchiamo l’alto cancello con un’agilità che solo l’adrenalina può dare 🙂 Siamo fuori, sulla strada asfaltata che porta verso il Brinzio. Liberi, salvi 🙂

Magari non è vietato introdursi, magari ci sono altri “varchi” per poter entrare/uscire a piedi senza dover scavalcare il cancello… sta di fatto che non era il caso di approfondire 🙂

Conciati come due escursionisti dispersi da giorni, ci togliamo i vestiti per tentare di ripulirci, intanto che chilate di semi scendono dalle nostre teste. Ci attendono ancora circa 1,5 km di ampio “Sentiero del Giubileo” per rientrare alla Rasa dove abbiamo lasciato l’auto.

Passeggiata rilassante che suggella un pomeriggio di sole passato su un trekking “diverso dal solito”.
Anche la cava è stata conquistata, peccato che non sia propriamente ciclabile nella parte bassa. Magari una capatina in sella ce la faremo lo stesso? 😉

Davide

Traccia GPS (10,50 km per +600m):

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SCARICO DI RESPONSABILITA’:  la presente traccia attraversa una proprietà privata, la ex cava di porfido, area tuttora di proprietà della società “La Rasa s.rl.”. Se volete percorrerla fatelo a vostro rischio e pericolo, sia per l’invasione di proprietà privata, sia per il rischio frane e smottamenti che interessa l’area. Il presente sito non può in alcun modo essere ritenuto responsabile per qualsiasi implicazione giuridico-legale nascente dalla percorrenza di questa traccia.

 

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