Monte Bar: trilogia MTB alla ricerca del sentiero perfetto

Raccolta delle tre gite nella zona del Monte Bar.
Il Team MyTrails riuscirà a trovare l’itinerario perfetto?

 Capitolo 3: PERDONARE E’ DIVINO

21/11/2015 (Sabato) – Terza volta al Monte Bar. Stavolta siamo di nuovo in tre, il trio originale della prima spedizione in questa zona.

Motto della Croce (2)

Lasciata l’auto al solito campo sportivo, iniziamo la lunga salita asfaltata, circa 10 km e +1000m di dislivello. Si passa per Lopagno, Roveredo, Bidogno, Somazzo e poi poi su fino quasi al Motto della Croce passando per l’Alpe Rompiago.
Non manca qualche errore di percorso che ci permette di fare strani incontri…

Motto della Croce (3)

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La salita non molla mai e più aumentiamo di quota, più il vento si fa sentire. Sempre più forte, sempre più freddo. La pedalata nell’ultimo tratto, il più panoramico, si fa davvero faticosa.

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Motto della Croce (21)

Passata l’Alpe Rompiago (possibilità di mangiare all’aperto, anche riparati, su bella terrazza panoramica) ci attende l’ultima faticata fino al tornante finale. A sx si prende il single track verso la croce del Motto della Croce, a destra si prosegue dapprima su asfalto poi su sterrato verso il Monte Bar e la Capanna Monte Bar.

Motto della Croce (24)

Arrivati al tornante, l’itinerario che mi ero prefissato prevedeva di proseguire fino alla Capanna Monte Bar, poi Rifugio Piandanazzo, scendere su Corticiasca, risalire qui a giù a rotta di collo dal Motto della Croce.
Inizialmente, motivati anche dall’inarrestabile DanieleT, continuiamo la salita. Dopo qualche centinaio di metri mi metto a fare il grillo parlante e, sollevati i miei dubbi anche grazie al fortissimo vento, ottengo un voto unanime per l’abbandonare questa metà del giro. Torniamo indietro al tornante e giù al Motto della Croce! La zona ci ha già sconfitto due volte, inutile insistere una terza.

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Eccoci quindi al Motto della Croce, in balia di un vento fortissimo, inaudito. Si fa quasi fatica a stare in piedi!! La forza per un’autoscatto osceno, col rischio che la preziosa fotocamera di DanieleT venga spazzata via, seppur opportunamente zavorrata.

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Facciamo una pausa e ognuno cerca riparo come può. Io sono letteralmente sconvolto per la forza del vento, mi sposta il casco dalla testa!! Cerco riparo e, una volta trovato, non mi muovo più. Brrrrr che freddo!!!

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“Ragazzi è ora di porre fine a questo supplizio”.
Dobbiamo scendere ma non sarà facile con questo vento! II sentiero è esposto, con il forte vento che scende dalla montagna. Iniziamo a percorrerlo e si viaggia meglio del previsto. Questo single track è molto bello, lo avevo già percorso nel Capitolo 2. Purtroppo ci sono un paio di passaggi rocciosi insidiosi che, con un vento del genere, risultano ancora più complicati.

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In ogni caso, ridendo e scherzando, e controllando di tanto in tanto lo stato di ipotermia avanzata dei nostri arti, proseguiamo la nostra discesa.

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Arriviamo quindi all’Alpe Davrosio, dove la scorsa volta avevo poi preso l’asfalto per un pò, seguendo il biker local.

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Questa volta invece scendiamo per una stretta traccia dissestata che alterna tratti tecnici e divertenti ad altri meno piacevoli. Ogni tanto serve un’occhiata al GPS perchè la direzione non è proprio chiarissima…

Motto della Croce (45) Finalmente il clima è un pò più accettabile. La discesa, entrata in un bosco, diventa più veloce e flow per diversi chilometri, passando anche per grandi prati. Forse un pò monotona, ma ci porta sani e salvi fino all’asfalto, a due passi dall’auto.

Motto della Croce (46)

Nei nostri occhi si vede chiaramente la delusione per un giro sottotono, tuttavia siamo così contenti di aver riacquistato l’uso delle dita di tutti gli arti che la bici passa in secondo piano.
Il percorso è stato carino, niente da dire, ma forse forse per noi che non abitiamo proprio vicino, non vale il viaggio per venire fin qua.
Come dice il proverbio: “Non c’è due senza tre”.

Davide

Traccia GPS (20 km abbondanti per +930m):

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Capitolo 2: PERSEVERARE E’ DIABOLICO

27/08/2015 (Giovedì) – Approfitto della giornata di ferie per tornare in zona Monte Bar, stavolta purtroppo sono da solo: voglio dare una seconda chance a questa interessante zona. Vista l’esperienza del Capitolo 1 e poichè le condizioni climatiche non sono molto differenti, decido di provare un altro tipo di itinerario.

Il parcheggio è sempre presso il campo sportivo di Tesserete e subito mi aspetta una lunga e interminabile salita su asfalto passando per Gola di Lago.

il Motto della Croce in lontananza, vetta finale della giornata
il Motto della Croce in lontananza, vetta finale della giornata

Piandanazzo (2)

Arrivato allo “scollinamento” noto che i pannelli informativi danno il via libera. Sì, perchè più avanti attraverserò una zona di tiro militare che saltuariamente viene chiusa per esercitazioni.

Via Libera (?)
Via Libera (?)

Piandanazzo (4)

Piandanazzo (5)

Per arrivarci mi attende ancora una piccola salitina, poi devo prendere una quasi invisibile deviazione che mi porterà su un sentiero in discesa totalmente distrutto. Infine bisogna perdere un bel pò di dislivello su strada asfaltata, ahimè.

Piandanazzo (6)

Piandanazzo (7)

Piandanazzo (8)

Arrivo ad un bivio e sulla destra trovo il cancello di accesso alla zona militare. Ovviamente è chiuso, ci sono le esercitazioni in corso, come volevasi dimostrare…

Inizia a salire la preoccupazione...
Inizia a salire la preoccupazione…

Piandanazzo (10)

Piandanazzo (11)

azz
azz

Piandanazzo (13)

Provo a telefonare a tutti i numeri riportati nei cartelli ma o sono disattivati e non risponde nessuno. Manco fossimo in Italia… Inizio ad essere preoccupato. Di tornarmene sui miei passi non ho intenzione (troppa salita asfaltata, vorrebbe dire abbandonare il giro).
Ecco che dal cancello escono due civili in auto, tecnici elettrici, e provo a spiegargli la situazione. Sono tedeschi e solo uno dei due parla inglese (incredibile). Mi dicono di oltrepassare il cancello e andare a chiedere ai militari che si stanno esercitando a circa 500 metri. Panico.
Stampandomi in volto l’espressione più mesta e spaesata possibile mi metto a spingere la bici per questi lunghi 500 metri. Raggiungo un gruppo di militari che stanno allestendo attrezzatura per la terza guerra mondiale: mitra, cannoni, eccetera. Con la voce rotta dall’angoscia mi rivolgo al primo che mi nota. Pure loro parlano tedesco quindi gli spiego la situazione con un inglese angosciatissimo. Mi portano dal loro capo… “è finita!” penso. Già mi vedevo incatenato insieme alla mia Trek in una cella buia e umida.
Il “capo” sorprendentemente è un ragazzo giovanissimo, sembra uscito da un film di guerra. Tipico soldato tedesco. Gli spiego di nuovo tutta la situazione, ovvero che ho oltrepassato il cancello perchè al telefono non rispondeva nessuno ed ho esigenza di risalire tutta la strada militare (10 km) fino in cima, per scollinare sull’altro versante.
Capita la situazione, prende in mano una cartelletta e la consulta, poi si mette a dire cose incomprensibili ad una radio, e torna da me. “avrà chiamato la camionetta per farmi arrestare” penso. Invece mi chiede in perfetto inglese “quindi devi solo salire e poi non torni più indietro, giusto?”  io, che immagino avrò avuto la faccia del gatto di Shrek: “yes… uphill only….”.
“Bene, tra poco qui iniziamo le esercitazioni e dureranno più o meno 3 ore, se non devi tornare indietro non c’è problema, have fun!!”
Sorpreso e un pò incredulo per aver scampato le manette militari, lo ringrazio e salto in sella. In 30 secondi percorro 3-4 tornanti e sparisco dalla loro vista, guadagnando +100m di dislivello più veloce di una moto. “Mizega che professionista questo!” avranno pensato i soldati 🙂
Sparito dalla loro vista posso prendere fiato e tirare un sospiro di sollievo. Mi attende ora una interminabile salita su asfalto su strada militare disseminata di cartucce,  bossoli e residui di ordigni bellici. Ovunque cartelli che dicono di non uscire dalla strada e di non toccare niente.

Piandanazzo (14)

Passata mezzora sento provenire dal fondovalle rumori allucinanti: sventagliate di mitra, sibili, colpi più forti, esplosioni. Sembra uno scenario di guerra!! Alla faccia dell’esercitazione…
Il sottofondo sonoro mi spinge a non rallentare il ritmo, la salita è davvero molta. Mano a mano che il rumore si allontana cala anche la tensione, ma la salita sembra non finire mai!! Dopo 10 km finalmente raggiungo il bivio dove devo abbandonare la strada asfaltata poco prima della sua fine.

bivio
bivio

Piandanazzo (16)

Breve pausa e mi metto a spingere la bici su un sentierino ridotto male che si inerpica in un bosco fino a raggiungere l’Alpe di Matro dove degli asinelli vogliono conoscermi  a tutti i costi.

ciuchini
ciuchini

Piandanazzo (18)

Piandanazzo (19)

Dopo un altro breve tratto di portage, sempre rigosoramente in salita, il sentierino diviene via via progressivamente sempre più pedalabile, rimanendo comunque molto impegnativo.

prima o poi finirà...
prima o poi finirà…
...forse...
…forse…
...finalmente!
…finalmente!

Lo scollinamento sotto il Monte Moncucco è una vera conquista oggi.

Piandanazzo (23)

Piandanazzo (24)

Una veloce e divertente discesa porta al Rifugio Piandanazzo, sul sentiero nr. 66, nostra vecchia conoscenza. Tutta l’area qui è curatissima, una sosta è d’obbligo.

panoramica Piandanazzo
panoramica Piandanazzo
Piandanazzo
Piandanazzo
Piandanazzo
Piandanazzo
panoramica Piandanazzo
panoramica Piandanazzo

Piandanazzo (29)

Piandanazzo (30)

Da qui parte la famosa discesa su Signora, ma oggi non la proverò.
Proseguo sul sentiero principale nr. 66 in direzione Monte Bar.

la vetta del Monte Bar
la vetta del Monte Bar

Si pedala bene e si passa sotto la cima del Monte Bar fino a raggiungere la Capanna Monte Bar.

Capanna Monte Bar
Capanna Monte Bar
Capanna Monte Bar
Capanna Monte Bar

Tiro dritto e in discesa, in parte su asfalto e in parte su sterrato…

traverso finale
traverso finale

Piandanazzo (35)

muu
muu

Raggiungo il tornante dove c’è il bivio per il Motto della Croce.
Qualche metro di single track ed eccolo!

uno sguardo indietro e giù
uno sguardo indietro e giù
verso il Motto della Croce
verso il Motto della Croce

Piandanazzo (40)

Motto della Croce
Motto della Croce

Piandanazzo (42)

panoramica Motto della Croce
panoramica Motto della Croce
Motto della Croce
Motto della Croce

Non faccio in tempo a fare il punto della situazione che vengo raggiungo da un pazzo biker locale che, con la sua 29″ da XC superleggera in carbonio, vuole trascinarmi con lui fin giù alla macchina.
Gli spiego l’itinerario che dovrei affrontare ma, a parte la parte iniziale in comune,  mi consiglia di andare con lui che è “meglio e più veloce”.
Ormai è tardi quindi vada per la via più veloce (tremendo errore).
Il primo pezzo di discesa dal Motto della Croce è un sentiero esposto davvero bello e a tratti tecnico fino all’Alpe Davrosio.

discesa dal Motto della Croce
discesa dal Motto della Croce

Da qui il biker local mi trascinerà fino all’auto su un sentierino totalmente distrutto che taglia ripetutamente la strada asfaltata che ho percorso all’inizio. Lui stesso si rende conto di quanto faccia pena e di quanto sia messo male questo sentiero e si giustifica dicendo che era da molto tempo che non  lo percorreva. Lui ha doti trialistiche incredibile e, con una grande dose di rischio, fa in sella passaggi decisamente fuori portata per la sua bici. Io, stanco morto e ormai rassegnato, ne faccio a piedi una buona dose.
Arrivati all’auto mi congratulo con lui per le sue doti trialistiche e lo saluto. Uno sguardo su all’ormai lontano Motto della Croce consapevole di aver letteralmente sprecato una lunga discesa e un significativo dislivello.
Itinerario disastroso che non consiglio assolutamente a nessuno così svolto. Ancora una volta non ci siamo: la zona merita ma il percorso così organizzato non va bene.

Davide

Traccia GPS: la giornata si chiude con circa 40km e +1550m quasi totalmente sprecati.

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Capitolo 1: ERRARE E’ UMANO

18/07/2015 (Sabato) – Estratto da un messaggio di DanieleT post-giro che ben si addice a fare da intro a questo report e riassume lo spirito della giornata: “[…] Che poi se uno guarda le foto rendono l’idea di un giro superfigo… invece tra la lunga salita, il caldo satanico e una buona dose di sfiga direi che chi ha suggerito questa traccia può andare affanc…[…]”

Partiamo per andare a fare il “tour definitivo” del Monte Bar. Con 40km e disl. +1600m si preannuncia un giro impegnativo. Si parcheggia in Svizzera a Tesserete e si inizia con una buona dose di km su asfalto in salita, direzione Capanna San Lucio.

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Quando finalmente finisce l’asfalto, la Capanna è ancora lontana.

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Lo sterrato in salita si fa impegnativo e scatta il setup alle gomme + sosta acqua.

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Sembra non finire mai, e il peggio deve ancora venire!

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DanieleT conduce il gruppo con distacchi chilometrici e una potenza che fanno pensare al doping tecnologico della sua bici, ha tempo di fermarsi, montare il cavalletto, i riflettori e mettere a fuoco per scattare delle foto a noi che arriviamo.

Daniele sale con buon ritmo, tanta energia e super tecnica nei passaggi difficili. Eroico considerata la sua trasmissione 30/11-36.

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Nelle retrovie, ridotto come uno straccio, arranco io. Forse le due ore di sonno non sono state una preparazione sufficiente a questo giro… Per fortuna ho una vergognosa corona 28T che mi aiuta!

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Tra simpatici incontri…

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…arriviamo ad una fontanella freschissima purissima Levissima che diventa occasione di gioia (e di pausa). Scatta l’autoscatto.

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Con strappi interminabili, decidete voi se di salita o di legamenti, finalmente arriviamo esausti alla Capanna San Lucio.

Ci fermiamo all’ombra dell’Oratorio San Lucio per una pausa dove scatta un altro autoscatto. Oggi c’è DanieleT che è fotografo ufficiale quindi ci va di lusso!

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La bella Trek di DanieleT.

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Io ho comprato alla Capanna San Lucio un panino con affettati senza ne arte ne parte. Dopo aver fatto pausa all’ombra ci rechiamo alla Capanna per una fetta di crostata.

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Delusione totale quando vediamo che le fette sono conservate in una teca posta sotto al sole cocente. Una bella crostata da 50 gradi, gnam, l’ideale con questo clima.

Tristi e amareggiati, ripartiamo per il giro. Ora dovrebbe essere un fantastico single track lunghissimo in costa con vari sali-scendi.

Pronti, via. No beh quasi, tu sistema il mio zaino che io sistemo il tuo…

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Sarà che siamo (sono) appesantiti dalle tonnellate di cibo ingurgitato, ma non riusciamo proprio a godercelo. La location è molto bella, d’accordo, ma il sentiero è strettissimo decisamente chiuso dalla vegetazione, pieno di cacca di mucca come mai vista prima d’ora, con continui passaggi rocciosi di cui solo pochi si possono affrontare in sella in sicurezza. Gli strappi in salita sono dei muri, spesso molto sconnessi o con altrettanti passaggi rocciosi, vorrei vedere chi riesce a farli in sella. Magari se ne può fare uno o due di seguito, ma poi si hanno le gambe tagliate e non ce la si fa più.

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Si alternano parti pedalabili ad altre da fare a piedi, con un ritmo incessante: su e giù dalla bici. Daniele conduce sul gruppo, mentre io sono nelle retrovie (ma va?) con DanieleT (incredibile) a fare gare a chi insulta di più questo stretto tracciato.

Ok, il caldo torrido e la digestione di certo non aiutano l’umore…

Per fortuna Daniele ci aspetta.

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La situazione continua così per un pò…

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…per un BEL pò…

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Lo sfascio generale, fisico e psicologico, comincia ad essere evidente sui volti…

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La location non basta più a compensare tutto il resto.

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Arriviamo all’Alpe Pietrarossa siamo ancora in alto mare sulla tabella di marcia. Mancano ancora tanti km, tanta salita, tanta discesa, chissà se sarà pedalabile poi….

(la capra sotto al cartello, che sta lì tutto il giorno a dare il benvenuto, è reale!)

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Le sue amiche fanno a cornate per accaparrarsi un posto presso l’unica ombra disponibile: sotto un fuoristrada!

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Basta! Ci siamo rotti. Chiudiamo qui il giro. Inutile tentare l’impossibile, può solo peggiorare. Sono quasi le 16:00, studio un’alternativa sul gps e giù per un largo sterrato molto scassato. Si fila veloci, ma la mia confidenza dura il tempo di 3 curve. Daniele ci aspetta, mi fermo “Ragazzi, che jolly!!!!!!” e si sente “pppsssssssssssss”. Sguardi di panico. Risultato:

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Dopo anni di perfezione senza problemi, alla scorsa uscita taglio un copertone, e a questa buco. Non va bene!

Cambiamo la camera d’aria in tempo record e ripariamo a cannone.

Dietro una curva per poco non facciamo un botto con un ciuchino, che resosi conto dello scampato pericolo subito diventa amico di Daniele.

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Ci sono tanti altri ciuchini subito dopo…. ci sarà un nido !!

La discesa prosegue tra asfalto e tagli su sentieri. Ci immettiamo infine sull’asfalto che abbiamo fatto in salita. 6-7 km di strada quasi tutta in discesa e arriveremo all’auto. Sul liscio asfalto libero mi accorgo che la mia ruota posteriore saltella da paura: doing doing. Ho spaccato il cerchio!! Panico. In realtà no, abbiamo solo montato male la gomma. Vabbè chissene la tengo così fino all’auto. A casa la sistemo e il risultato è questo.

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Gomma nuova da buttare, olè.

…’zzo che giornatina !! Manco la crostata era buona!!

La zona merita ma questo itinerario così come l’abbiamo affrontato noi è da evitare.

Davide

Traccia GPS del nostro giro (solo “discesa” da Capanna San Lucio a Tesserete):

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Traccia GPS del giro che avremmo dovuto fare:

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Aggiornamento 11/2015 sul “Capitolo 1”: a distanza di alcuni mesi, dopo essere ritornato nella zona, dopo aver parlato con altri biker in merito a questa zona, eccetera, vorrei spezzare una lancia a favore di questo percorso. L’itinerario qui proposto è senza dubbio altamente spettacolare come panorami e singletrack, tuttavia è da considerarsi MOLTO impegnativo fisicamente e tecnicamente. Noi purtroppo lo abbiamo affrontato nel periodo peggiore, ovvero in piena estate: il caldo letteralmente torrido ci ha distrutti durante la lunga salita iniziale e sul primo singletrack, tanto da portarci a mollare. Inoltre il lunghissimo singletrack iniziale dalla Capanna San Lucio al Rifugio Piandanazzo dicono essere decisamente più pedalabile nel periodo post-inverno, quando l’erba è decisamente più bassa: il sentiero risulta più largo e meglio percorribile (ovviamente se non c’è neve). Noi lo abbiamo trovato strettissimo,  pieno di vegetazione dove i pedali si incastravano continuamente, sbilanciandoci a destra e a sinistra. A questo si aggiungevano i quintali di cacca di mucca, spesso non evitabili…

Noi abbiamo mollato all’Alpe Pietrarossa, scendendo per una scassata ed insipida gippabile, ed abbiamo commesso un errore. Se avessimo tenuto duro ancora un chilometro di singletrack, sulla sinistra avremmo trovato la famosa discesa su Signora, veramente spettacolare. In alternativa, avremmo potuto continuare ancora un pò e arrivare al Rifugio Piandanazzo, dove avremmo potuto proseguire l’itinerario iniziale scendendo a Corticiasca su un sentiero altrettanto spettacolare.

Insomma, è stato un mix di disinformazione / sfiga / condizioni climatiche e ambientali avverse che ci hanno portato a non goderci questo giro, che sicuramente ripeteremo (e completeremo) in futuro.

Ah, alla Capanna San Lucio non sfondatevi di cibo come abbiamo fatto noi (sia esso acquistato in loco o portato da casa), altrimenti poi non pedalate più l’impegnativo e lungo singletrack. Meglio stare leggeri e procedere a piccole soste in tappe strategiche: Capanna  San Lucio, Rifugio Piandanazzo, Motto della Croce.

Davide

 

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