Sardegna: in MTB a Cala Luna

13/08/2015 (Giovedì) – La frase iniziale “da tempo sognavo di fare questo giro” è ormai trita e ritrita nell’ambiente dei report escursionistici, ma se dico che correva l’anno 2011 quando Marco mi segnalò questo articolo ed io iniziai a pensare “devo farlo!”, forse questa volta è vero più che mai. Se a questo aggiungiamo uno studio ed una organizzazione di oltre 60 giorni, forse vale davvero la pena iniziare così questo scritto.
Da tempo sognavo di fare questo giro…

Non mi dilungo a spiegare l’itinerario nei dettagli, perchè sarebbe come provare a riscrivere una versione migliore della Divina Commedia. Sì, perchè su questo tour è già stato scritto uno degli articoli più belli che io abbia mai letto nell’ambito della reportistica MTB, ricco di poesia, di emozioni e di dettagli. Quindi se volete iniziare a sognare con me, potete farlo da qui. Grazie dunque anche a Marco Toniolo che con il suo articolo per molto tempo mi ha fatto desiderare questa impresa. E che impresa! Parliamo di 60 km, 1600 metri di dislivello nel Supramonte, uno dei territori più selvaggi d’Europa, verso Cala Luna, una delle spiagge più belle dell’intero Mediterraneo, su sentieri costruiti a fine ‘800 dai carbonai, con rientro obbligato in barca. Se vi pare poco…

Parto molto avvantaggiato perchè la zona la conosco bene, venendoci in vacanza da anni. La natura del Supramonte mi ha già conquistato da tempo, più volte, ma affrontarlo in sella è una cosa dal gusto totalmente diverso, perdipiù nel torrido mese di agosto. Ho già anche visitato più volte la spiaggia di Cala Luna nel corso degli anni, sia raggiungendola via mare che a piedi via terra. Mai però in sella, perdipiù via uno spettacolare itinerario lungo ben 60 km, per unire due località che distano tra loro in linea d’aria solo una decina di km scarsi. Del resto questo è l’unico modo per arrivarci, in sella…

A Giugno inizio a fare sul serio: contatto il Consorzio Trasporti Marittimi di Cala Gonone per avere la certezza di poter imbarcare la bici direttamente dalla spiaggia sulle motonavi taxi che effettuano il servizio di collegamento con la spiaggia, mi informo sugli orari e sui costi dei trasporti pubblici per chi mi raggiungerà direttamente in spiaggia, e così via. Ricevo risposte gentili e complete da tutti, tutto va alla grande, questo giro inizia con i migliori auspici. La traccia GPS è d’obbligo perchè, come scrive il Diretur Marco Toniolo “Solo i pastori si avventurano quaggiù”. Ed è proprio vero!

Vengono poi quasi 10 giorni di vacanza dove mi devo scarrozzare dietro la bici smontata. Prima dentro l’auto, sul traghetto, per non pagare volumi extra. Poi al primo residence dove alloggiamo, più a nord, dove la mia MTB smontata ci fa compagnia in un angolo dell’appartamento. Infine nel nostro secondo alloggio, in zona Orosei, dove per sua fortuna la bici ha una stanza tutta per se.

E’ la sera del 12 Agosto ed è ora che il sogno prenda forma. Il meteo è ok, domani non dovrebbe esserci una temperatura esagerata causa piccola perturbazione appena transitata. Ho le gambe un pò dure a causa dei trekking fatti in questi giorni, l’ultimo proprio oggi. Poco male, al lavoro.

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Monto la bici, che avevo manutenzionato prima di partire. Solo le gomme sono un pò sottotono a causa di alcuni disguidi, ma dovrebbero tenere. Il percorso è cattivo, quindi non bisogna affrontarlo con coperture leggere. Davanti ho una vecchia gomma da downhill ben messa, una Schwalbe Space, che può resistere a tutto anche se tenuta a pressioni basse. Dietro purtroppo ho una Schwalbe Rapid Rob, pure malmessa, che terrò a pressioni elevate per evitare il rischio tagli sui sentieri rocciosissimi che dovrò affrontare.

Sono le 4:00 di notte quando suona la sveglia. In realtà non suona, perchè alle 3:45 ero già bello sveglio con il battito cardiaco alto. Qui non si scherza, se qualcosa va storto son cavoli amari. Spesso non ci sarà copertura telefonica, quindi se mi faccio male è un bel problema. I luoghi saranno impervi, quindi i soccorsi sarebbero possibili solo via terra. La solitudine sarà totale. Se a questo aggiungiamo il rischio animali selvatici, incendi, rotture strutturali del mezzo o del rider…

Alle 4:30 la bici è già sul tetto dell’auto. Mi aspetta un’ora di strada sarda (SS125) priva di illuminazione, nella barbagia. Già questo è un’avventura 🙂

Prima delle 6:00 sono a Cala Gonone, 0 metri sul livello del mare, pronto a partire. Auto parcheggiata nella zona di rimessaggio barche (posteggi gratis legali), io sono già in sella 100% pronto, il paese sta ancora dormendo, non c’è anima viva. Manca solo una cosa: un pò di luce.

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Questo sole non ne vuole sapere di sbucare, e io non vedo niente! Ho solo la luce posteriore, utile per i km di strada asfaltata che inevitabilmente mi attendono. Dopo circa 15 minuti inizio a intravedere qualcosa e parto, devo risalire alcuni tornanti fatti in auto per arrivare fin qui. Il traffico è pari a zero, il clima è freschino e procedo come un missile. Incontro qualche vecchina sarda con i loro tipici abiti neri, chissà cosa pensano, vedendomi. Ben presto lascio la strada principale in direzione Agriturismo Nuraghe Mannu.

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La strada, stretta e secondaria, inizialmente è asfaltata. Intanto il sole inizia a fare il suo dovere. Sono già ben distante dal mare.

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La strada, dopo essere salita in una natura molto bella, diventa presto sterrata. Incrocio un runner tedesco mattiniero che mi guarda come se avesse visto un alieno. Sarà l’unico essere vivente che incontrerò da qui in poi, per un bel pò.

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Mano a mano che si sale (qui ci si spara +850m in un colpo solo) il fondo peggiora sempre di più, addentrandosi in una bella zona boschiva, caratterizzata da alberi di sughero.

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Anche se la “segnaletica orizzontale” indica l’acqua, si tratta di un abbeveratoio per animali. Vietato bere, qui bisogna essere autosufficienti per parecchi chilometri!

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Ci sono delle rampe pazzesche dalle pendenze incredibili, dei veri muri. Ne affronto un paio in sella ma poi desisto, mi mancano troppi chilometri per distruggermi le gambe già qui. Oltretutto il monocorona fa sentire la mancanza di un rampichino, che qui sarebbe d’obbligo. In questi tratti di muro, spesso cementati, spingo la bici con dignità.

Il fondo poi cambia, così come la natura e l’altitudine.

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La vegetazione si apre e inizio a rendermi conto di quanto sono già salito in alto, mamma mia! Ecco che arriva uno splendido panorama su queste zone selvagge.

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Si sale ancora un pò e finalmente arrivo al primo scollinamento. Le classiche vecchie indicazioni su piastrella sarde indicano che sono sulla retta via.

Da dove provengo…

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E dove devo andare:

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Qui una sosta è d’obbligo. Sulla sinistra, se si aguzza la vista, si vede uno splendido arco di roccia naturale. E’ Punta Nuraghe e regala una vista mozzafiato sul Supramonte.

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Scusate se è poco…

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Mi fermo in contemplazione in questo posto unico e privilegiato. Intanto che mi sparo una barretta, faccio il punto della situazione. Sono da poco passate le 8:00, sono a metà del dislivello positivo della giornata, e zero dislivello negativo. Dovrei essere in orario, più o meno.

Riprendo la bici e mi aspetta una veloce discesa che mi porterà sulla statale SS125. All’inizio si fila veloci…

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Ma poi il fondo peggiora e diventa davvero instabile, questa foto è solo un assaggio.

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Comunque, con un pò di attenzione e qualche parolaccia (il rischio di strappare qualche raggio è elevato) si arriva alla statale all’altezza del km 193.

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Passa una macchina, finalmente (?) vedo qualcuno.

Monto la luce posteriore e mi devo ora rassegnare a 23 km di asfalto. Sì, ma non un asfalto qualsiasi, qui la SS125 è all’apoteosi del suo panorama ed è meta di motociclisti e automobilisti appassionati.

La strada regala splendide viste sul canyon di Su Gorropu, uno dei più profondi d’Europa. Mi riservo di farci un giro in futuro perchè dicono essere oltremodo spettacolare.

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La strada è sempre in leggera salita ma non è particolarmente pesante. Si fila veloci ed in sicurezza. Incontro degli addetti ANAS intenti a ripulire una piccola frana e a pulire degli scoli, mi salutano calorosamente visibilmente colpiti dalla mia presenza. Strano, perchè di cicloturisti matti stracarichi di bagagli ne ho incrociati svariati su questa strada, negli anni passati.

Finora mi è andata di lusso a livello di clima fresco: partire presto è stato fondamentale per il primo tratto, il bosco poi era ombreggiato, ed ora che sono sceso nel versante opposto al mare sono di nuovo in ombra e si sta bene.

Il tempo di rendermene conto, e sono prossimo allo scollinamento. L’ambiente si apre, spazio al sole e agli animali.

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Ultimo sforzo e sono al passo Genna Silana, quota 1.017 metri slm. Una decina di km di asfalto sono fatti.

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Una sosta al bar è d’obbligo, soprattutto per fare rifornimento d’acqua in vista del rush finale, quello più impegnativo.

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Da qui si può partire per un trekking nel canyon, anche se non è l’unico punto di partenza e iniziare qui significa affrontare un bel dislivello.

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Comunque c’è qualche trekker che si lancia nella lunga discesa verso il canyon, respect.

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Bene, ora mi attendono i restanti 12-13 km circa di asfalto. I primi 10 sono tutti di discesa, stra-veloci, sempre con splendidi panorami, qualche galleria aperta, e piacevoli incontri…calalunamtb_13.08.2015_ (67)

Curva dopo curva, raggiungo il paesaggio bucolico già riportato in passato in altri articoli, quando sono passato di qui in auto per andare a fare i mitici trekking dell’Altopiano del Golgo. Il paesaggio è molto più verdeggiante del solito, complici le brevi piogge dei giorni scorsi.

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Ultimi 2-3 chilometri di salita e finalmente raggiungo il punto di non ritorno, il chilometro 170.1 dove c’è la svolta, in tutti i sensi. Qui si prende a sinistra, ed inizia il bello.

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Si imbocca questa sterrata di servizio ai pastori, verso l’incredibile. Mancano ora 23 km circa offroad alla fine del giro, e saranno i più spettacolari.

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Sempre in salita, anche decisa, o a volte in falsopiano, si procede piano piano, addentrandoci sempre più nel Supramonte, tra animali, insetti e natura incontaminata. Questo è il regno dei pastori  e dei loro allevamenti.

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Uno sguardo indietro sulla lunga strada sterrata appena percorsa, puro spettacolo.

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Si passa accanto al Rifugio Ovile Carta, ottimo punto di partenza per escursioni nella zona. Siamo a circa 900 metri slm.

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Oltrepassato l’Ovile la strada si fa via via sempre meno battuta e finalmente inizio a vedere l’inconfondibile natura selvaggia del Supramonte che già conosco, con i suoi colori e odori unici. Ci siamo, si inizia a fare sul serio. Sempre sul filo dei 900m slm.

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Inizio a vedere per bene il mare. Ogni curva, ogni rilancio, ogni saliscendi è una conquista. La stanchezza inizia a farsi sentire, complice il caldo notevole. Gli sconti climatici sono finiti, sono le 11:30 e si suda di bestia. Sono ufficialmente in ritardo, anche notevole: questa sterrata in salita sotto il sole mi sta davvero distruggendo e arranco di brutto. Il fondo è sempre più sconnesso. Quando meno te lo aspetti, scollinamento, fondo sassosissimo, tornanti in discesa. Incrocio un Land Cruiser con 4 persone incamiciate, da dove arrivino vestite così non lo so, che si arrampica a fatica in direzione opposta sfruttando per bene la sua trazione integrale su questo fondo instabile. Non mi considerano nemmeno. Scendo veloce, arrivo ad un bivio nel bosco, capisco di essere finalmente AL bivio. Quota 650m slm.

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Il famoso bivio con un albero nel mezzo dove ho letto essere soliti sbagliare. Si arriva veloci e si tende a seguire la strada che scende a sinistra. Invece è sulla destra che inizia il super sentiero finale. Dallo scorso anno è stato posto un cartello di informazione turistica che indica il sentiero, quindi ora è quasi impossibile sbagliare.

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Il sentiero che si imbocca è totalmente diverso da quelli percorsi finora come fondo.
Uno strappo in salita per oltrepassare la sbarra, e si inizia a ballare. Sono gli ultimi 10 km e sono i più spettacolari.
In realtà, si fa tutto il giro solo per arrivare fin qui e fare questo sentiero…

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Dopo la prima breve parte in salita su fondo sconnesso, dalle rocce calcaree affilatissime ma sempre pedalabili, scollino e finalmente vedo di nuovo il mare, che goduria! Una vista dall’alto sull’incantevole Golfo di Orosei.

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Un pò si sale, un pò si scende, su queste famose rocce sonanti. Eh sì, le rocce suonano al passaggio delle ruote, più del normale. Come scrive Maurizio Deflorian (Nonnocarb), questo sentiero va preso di petto, bisogna pedalare decisi e piazzare le ruote con fermezza altrimenti non si procede e ci si pianta. E’ incredibile, perchè a vedersi sembrerebbe un fondo non pedalabile, e invece si va che è una bellezza. E’ magico! C’è anche qualche passaggio ostico in salita, ma grazie alla corona ovale o forse semplicemente alla gioia del momento, me li faccio tutti, uno dopo l’altro, senza mollare un colpo.

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Raggiungo il bivio per Cala Sisine (circa 620m slm).
In realtà solo in pochi sanno dell’esistenza di questo bivio, perchè se non sai che c’è, non lo vedi. Da lì parte un sentiero molto più difficile e impegnativo, che passando dal Cuile Irove Longu scende a picco verso un’altra splendida spiaggia, Casa Sisine, appunto. Il sentiero però ha dei passaggi al limite del bike trail, per gli amanti del genere.
Oggi non mi riguarda. In futuro, chissà…

Mi fermo qui per un sosta, gioco il jolly RedBull, mi rilasso in questo ambiente ancestrale intanto che aspetto che la taurina faccia effetto 🙂

La tabella di marcia ormai non so più neanche cosa sia, ma ho la sensazione di stare recuperando: non pensavo proprio di viaggiare così bene  e veloce su questo trail.

Un pò spiana, un pò scende, un pò risale, è una cosa spettacolare. Intorno, una sconfinata natura incontaminata. Sotto i piedi, un sentiero costruito dai carbonai a fine ‘800 per permettere il passaggio dei loro carretti. Questo sentiero, così perfetto e unico, dovrebbe essere sancito dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

Non siete convinti? Guardate questa foto a tutto schermo e ditemi se ora, seduta stante sui due piedi, non vorreste essere lì, in sella alla vostra fida bici.

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Supramonte e roccia calcarea, ogni pietra è un fossile. Questo era il fondo di un mare giurassico, scusate ancora s’è poco.

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A tratti il sentiero è leggermente esposto, una goduria totale. Sulla parte di sentiero sotto il Cuile Onamara incontro la famosa unica indicazione che conferma di essere sulla retta via. Lacrimuccia di soddisfazione. Quota 550m slm.

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Ora si scende veloci in falsopiano, siamo ancora “in alto” e manca tanta discesa, quando arriverà?

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Ben presto la risposta: prima il sentiero si fa un pò più ripido e veloce, vagamente tecnico, gustosissimo. Poi cambia fondo, diventa leggermente meno sassoso e più piatto, ed entra veloce in un bosco. Un tratto di sentiero che sembra essere uscito da un bike park. Sponde, controsponde, passaggi rocciosi da copiare o su cui volare via, tutto da guidare, senza sosta, con un sorriso gigantesco: ma stiamo scherzando? Un tratto del genere qui, chi se lo aspettava?

Ovviamente non ho foto, è normale quando  ci si diverte, ma mi viene alla mente un video visto su Youtube mesi e mesi prima dove un bravo biker sprintava dentro questo bosco, urlando “uuuuuuh ma che robaaaaaa”. Il video era di bassa qualità e non mi aveva mostrato bene la location. Per fortuna, non mi ha rovinato la sorpresa!

Qui si perde a cannone buona parte del dislivello mancante, con grande soddisfazione. Il sentiero ora spiana un pò e raggiungo due trekker. Lo stupore è da entrambe le parti: loro perchè probabilmente mai si sarebbero aspettati di incontrare un ciclista qui, oggi. Io, perchè li riconosco e sono una coppia incontrata il giorno prima durante un altro trekking “payura” e di nicchia in zona. Ma quanto è piccolo il mondo? In ogni caso non ci avevo socializzato quindi tiro dritto, anche perchè ero bello lanciato e non bisogna sprecare velocità in vista della salita finale. Un pezzo si fa pedalando, ma poi peggiora e il resto della salita me la faccio a spinta. E’ l’ultimo sforzo.

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Il sentiero è messo davvero maluccio, ma arriva l’ennesimo scollinamento. Qualche tornante in discesa messo anche lui male, con rocce enormi smosse, niente a che vedere con il sentiero precedentemente fatto. All’improvviso, curva e bang, Cala Luna. E’ luminosa, è invitante, è famosa, è apparentemente inaccessibile, ed è anche un pò affollata! Beh è il 13 agosto, vorrei ben vedere! Altra lacrimuccia di soddisfazione.

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Sono in ritardo sulla tabella di marcia, ma neanche poi troppo. La Miss è già arrivata in spiaggia con il servizio barca e mi sta aspettando. Per fortuna ci sono quasi.

Ultimi tornanti, daje Davide!!

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Più scendo più il fondo è distrutto. Massi enormi tra cui svicolare, tornante dopo tornante. Vabbè dai manca poco, peccato davvero per questo finale così sottotono rispetto al resto del sentiero (non ho foto).

Sbuco a cannone dietro la capanna del bar, qualcuno mi vede e, stupito, mi incita.
Sono a quota 0m slm, è finita.

Ultime pedalate sul sentiero che collega la spiaggia al bar: turisti in costume e ciabatte diretti al bar che mi guardano sconvolti come se fossi un alieno.
Ultimi colpi di pedale ed ecco la Miss che immortala in diretta il mio trionfale arrivo alla meta.calalunamtb_13.08.2015_ (122)

Eccomi sulla passerella che passa sopra lo stagno/salina, mai come oggi il gesto di vittoria ha senso! 13 Agosto 2015, una giornata che non dimenticherò facilmente.

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La ruota anteriore si infossa nella sabbia alla fine della passerella, missione compiuta: Cala Luna in MTB, un sogno diventato realtà!

Bici in spalla, sono le 13:28, ho sforato di brutto (un’ora sulla tabella che mi ero prefissato), amen, mi aspetta un meritato pomeriggio di sole & mare.

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Passare sulla spiaggia è più una sfilata che una camminata. Sono totalmente al centro dell’attenzione dei bagnanti. La quasi totalità della gente pensa che la spiaggia sia accessibile solo via mare. Qualcuno conosce l’impervio sentiero esclusivamente pedonale (6 km circa) che unisce via costa Cala Fuili e Cala Gonone, oppure altri conoscono la Codula di Luna, da ridiscendere sempre a piedi. Nessuno oggi invece conosce questo incredibile percorso che unisce storia, natura, avventura.

Durante la giornata mi verranno spesso chieste informazioni su dove / come / quando, anche da gente autoctona!

Alle 18:30 è ora di imbarcarsi per il rientro a Cala Gonone con l’ultimo collegamento della giornata (previo acquisto del biglietto al chiosco della spiaggia, 10€ persona + 5€ bici), inutile dire che oggi sono l’unico biker. Per fortuna ci capita una barca grossa e la mia Trek può stare al chiuso, al riparo dalla salsedine, dentro il battello “Venere”.

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In meno di mezzora siamo al porto di Cala Gonone, in 5 minuti siamo all’auto. Game over. Di sera mi aspetta lo smontaggio della bici, ha fatto il suo egregio dovere e le sono debitore.

Un grande tributo è d’obbligo a Marco Toniolo e Maurizio Deflorian, due vere autorità nel panorama italiano dell’escursionismo MTB che, con la condivisione dei loro fantastici report, hanno reso possibile la creazione e la realizzazione di questo sogno ciclistico immerso in una natura unica.

Speriamo di fare presto altri sogni così, anche se forse, già…………..

Davide

Traccia GPS (59.90 km per +1550m):

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