Dorsale del Triangolo Lariano: la gita in MTB infinita

28/06/2015 (Domenica) – Una parte dei soci MyTrails oggi affronta un tour che viene rinviato già da troppo tempo, una volta per il meteo, l’altra volta per i vari impegni… ecc ecc.
Ci hanno parlato molto bene di questo giro, sia per il panorama che per i sentieri e finalmente siamo pronti per affrontare la traversata della Dorsale Occidentale del Triangolo Lariano.
Solo per oggi (credo) si parte “presto”, alle 7:45 siamo in auto e in circa mezz’ora siamo a Como. Mini-tour della città per trovare un posto auto ma aiutati da una mappa parcheggi bianchi ce la caviamo egregiamente in pochi minuti.
La risalita per un pezzo è meccanizzata, la funicolare Como-Brunate ci da una mano 😉

Risalita insolita per i soci MyTrails
Risalita insolita per i soci MyTrails (500 m di dislivello in meno, fìu)

Da Brunate percorriamo la stessa strada delle risalite della Enduro Cup Lombardia (seguire indicazione “alle Baite”), fino alla Baita Bondella dove noi proseguiamo (io a malincuore).
La salita è dura, fino alle baite è tutta su asfalto alternata a ciottolato, una goduria insomma per le nostre gambe già affaticate.
Continuiamo a salire fin sotto la cima del monte Boletto, qui ci fermiamo per una piccola sosta.

Ora proseguiamo lasciando la cima del Boletto alla nostra destra, proseguiamo quindi in direzione Bocchetta Molina, qui il sentiero è sterrato e facilmente percorribile anche a velocità abbastanza sostenuta, occhio ai pedoni però!
In seguito aiutati dalla traccia GPS e da alcuni bikers in pausa relax, imbocchiamo un fanta-singletrack immerso nel bosco: il “Sentiero dei Faggi”, davvero molto divertente anche se un po’ esposto, si sta anche da Dio dentro lì, non arriva un raggio di sole, visto la temperatura di oggi!
Solo per pochi metri il bosco si “spacca” lasciando spazio a un panorama niente male

Lago di Como
Lago di Como

Ora ha inizio un’interminabile salita su un ampio sentiero che ci porta nei pressi del monte Palanzone dove ci concediamo un’altra piccola pausa.

Trek Fuel al Palanzone
Trek Fuel al Palanzone
Sting già pronta per la salita
Sting già pronta per la salita

Saltiamo di nuovo in sella, si sale ancora e ancora. La Sting inizia a scricchiolare e la ruota posteriore a “ballare”, seguono insulti di tutti i tipi a chi mi ha sistemato la ruota… Solo dopo una decina di km mi rendo conto che era solo il perno da stringere, seguono insulti di tutti i tipi a me stesso!

Passiamo il Rifugio Riella (sempre in salita), il sentiero è sempre ampio, a volte anche sassoso e scassato, difficile da pedalare completamente.
Il panorama qui è uno dei migliori del giro:

Uno scorcio di Grigna
Uno scorcio delle Grigne

I sentieri oggi non sono di nostro gradimento, troppo ampi per i nostri gusti, però doppiamo per forza percorrerli se vogliamo arrivare a Bellagio.

Arriviamo ora alla Colma di Sormano, brevissimo tratto di asfalto e prendiamo un sentiero sulla sinistra della strada.
Si sale senza tregua, qui almeno gli alberi ci concedono un po’ d’ombra, ne approfittiamo quindi per una pausa snack e “riparazione” Sting. Ora non scricchiola più, come “nuova”!

Poco più avanti il bosco ci abbandona, ci stiamo avvicinando alla fine della salita, non vedevamo l’ora, io ero “disperato”, cotto e quasi ustionato

La disperazione
La disperazione

Davide nonostante tutto riesce a mantenere il controllo!
La pendenza ora aumenta, scendiamo dalla bici per del sano portage, un paio di km dopo giungiamo all’Alpe di Terra Biotta, la salita ora è terminata (forse).
Ci accampiamo poco prima del Monte Ponciv (1453 m) accanto al monte San Primo. Recuperiamo le energie, mangiando e bevendo come se non ci fosse un domani.
2538

Panoramica dall'Alpe di Terra Biotta
Panoramica dall’Alpe di Terra Biotta

Ed ora inizia la parte più interessante (per me) della giornata: la discesa!
Da varie ricerche ci risulta essere tecnica e bella pendente, quindi ci bardiamo per bene (ginocchiere e basta) e scendiamo…
Il primo pezzo è abbastanza semplice, la pendenza si sente e ci sono delle roccette smosse ma si superano facilmente lasciando correre il mezzo. Passiamo un cancello e ci infiliamo nella traccia dowhill del Bike Park del m.te San Primo, nulla di eccezionale. La pista non è tenuta benissimo, in alcuni punti è anche bella scassata, facciamo un piccolo saltello e ci fermiamo su un drop, lasciamo passare dei ragazzini che con dei mostri da DH che se lo mangiano come niente e proseguiamo indisturbati passando in mezzo all’impianto di risalita.

Bike Park San Primo
Bike Park San Primo

Ora discesa su asfalto (ancora?!) e facendo attenzione a non sbagliare strada seguiamo le indicazioni per continuare il nostro tour
Schermata 06-2457203 alle 16.17.50

Svolta a sinistra e siamo ancora su un’ampio sterrato, scendiamo fino ad un prato e teniamo la destra. Ora il sentiero si fa interessante, diventa un single track molto simile ai sentieri della Valceresio, ci gasiamo un po’ finalmente e scendiamo veloci fino a quando il sentiero si apre e lascia spazio a un’ampia jeeppabile e la seguiamo fino a quando non troviamo una indicazione per Vergonese (a 2 km da Bellagio) a 55 min contro la traccia che dovevamo seguire che segnava 1h e 5 min.

La prendiamo, è il sentiero n°5. Inizia benissimo con un tornantino in contro-pendenza, e qualche roccia da saltare, ma poi si rivela una scelta errata, visto che ci tocca scendere dai mezzi ogni 2×3 a causa dei mega massi da attraversare, era praticamente il letto di un torrente. Dopo circa 30 minuti siamo fuori e il lago torna a farsi vedere:

Fine delo sterrato
Fine delo sterrato

Continuiamo lungo la recinzione e raggiungiamo la statale che da Bellagio arriva a Como (SS 583). In teoria il giro “ufficiale” prevede di imbarcasi a Bellagio e col traghetto tornare a Como, ma visto che ci hanno detto e abbiamo letto in vari siti che le MTB non erano sempre ben accette e ci voleva un bel po’ di tempo, optiamo per il ritorno pedalato.

Mai, mai più faremo quella strada:
– stretta;
– motociclisti che pensano di essere in pista;
– gente che ti fa il dito medio ma non ha le palle per fermarsi;
– sali-scendi continuo (più sali che scendi).
Sono stati i 29 km più lunghi della nostra vita, secondo alcuni si poteva fare in un’ora, dopo tutti i km e il dislivello fatto prima non credo proprio sia possibile, ci abbiamo messo 2 ore piene senza mai mollare. Bah!

Le nostre condizioni una volta terminato il giro erano queste:

Freschissimo!
Freschissimo!
Zombie verde
Zombie verde

Molto stanchi e non molto soddisfatti, pensavamo fosse un giro All Mountain molto più “pedalabile” ma in realtà pensiamo sia un giro XC da macina km ad “alta quota”… Bel paesaggio ok, ma nulla di eccezionale. Non credo che io e Davide ripeteremo questa esperienza!

Traccia GPS:

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Daniele

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