Monte Monarco e Monte Rho: un tour MTB alternativo

06/01/2015 (Martedì) – In questo diario si parla fin troppo spesso di Monte Martica e dei suoi bei sentieri. Non tutti sanno però, che a due passi dalla Martica, si può fare una gita alternativa per “cambiare un pò”.

Ed ecco quindi che mi trovo a lasciare l’auto ad Induno Olona e a salire su asfalto, tra antiche costruzioni ben tenute, verso il Monte Monarco…

Monarco / 001

Ben presto l’asfalto termina e lascia spazio a trail più e meno ampi. C’è da dire che qui è tutto ben segnato con abbondanza di indicazioni e cartelli.

Monarco / 002

Decido di puntare subito verso la vetta del Monte Monarco che, con i suoi 848m slm, è un pò più basso della nostra amata Martica.

Monarco / 003

Il sentiero, abbastanza stretto e a tratti esposto, alterna tratti pedalabili ad altri un pò più impegnativi che richiedono maggiore attenzione ed equilibrio.

Monarco / 004

Dopo qualche tornante si arriva allo spiazzo alle pendici della vetta, dove ci si può comodamente rilassare su tavolini o addirittura allestire un barbecue (legale?).

Monarco / 005

Peccato che qualche vecchio segno di civiltà sia un pò degradato…

Monarco / 006

L’ultimo strappo verso la vetta è pedonale in quanto costellato da gradini e scale. Ed eccoci finalmente in cima, con la sua cappelletta e relativa Croce sopra.

Monarco / 007

Monarco / 008

Statua imponente:

Monarco / 009

La vista spazia dal Lago di Varese a tutto il massiccio del Campo dei Fiori, incluse conoscenze a noi molto note. In questa foto ho segnato il Monte Chiusarella, il pannello militare riflettente bianco che si vede in cima alla Martica, e le rocce rosse (belvedere su Valganna) che si incontrano scendendo dal cattivo sentiero della miniera alta.

Monarco / 010

La vista spazia fino ai Laghi Ganna, Ghirla e oltre…

Monarco / 011

Monarco / 012

Potrei scendere lungo la via della salita che sarebbe sicuramente divertente per un trail riding pomeridiano, ma sono in gita esplorativa quindi devo battere più nuovi sentieri possibili. Scendo quindi dal versante nord, che un trekker mi ha detto essere ripido e stretto. Per una volta mi è stata detta la verità 🙂 La foto non rende l’idea ma è ripidissimo e il fondo totalmente sdrucciolevole.

Monarco / 013

Si intravedono le spazzolate fatte dalle gomme di un biker che si è cimentato recentemente. Anche farlo a piedi, in certi punti, non è cosa da poco. Come se già non bastasse il freno posteriore a zero (bolla d’aria?) ci si mette pure il reggisella telescopico a rompere: bloccato, non scende. Meglio così, scendo a piedi evitando di farmi male in sella.

Uno sguardo indietro...
Uno sguardo indietro…

Finita la parte ripida, il sentiero fa un bellissimo traverso nel bosco, segnato qua e la da paletti segnavia. Sarebbe un bel tratto, peccato per la miriade di alberi caduti: se ne contano a decine e non è assolutamente ciclabile al momento, purtroppo.

Monarco / 015

C’è anche qualche passaggio divertente, molto flow trail riding, alla portata di tutti (persino mia).

Monarco / 016

Nella parte finale, il sentiero piega di nuovo bruscamente verso il basso in un canalone fatto di foglie che nascondono insidiose rocce. E’ giunto il momento di passare alle via di fatto e mi metto a risolvere il problema al reggisella, che ormai conosco come le mie tasche.

Officina mobile
Officina mobile

Le foglie del canalone a tratti mi arrivano quasi alle ginocchia, quindi non è propriamente tutto ciclabile, al momento. Altri pezzi invece sì, anche se le foglie nascondono grosse insidie per le ruote o le caviglie.

Monarco / 018

Non ci sono dubbi sulla correttezza della traccia perchè è segnata.

Monarco / 019

Sbuco ad un quadrivio e ho l’imbarazzo della scelta. Sentieri ampi, o gippabili, o single track. Studio la cartina e decido di puntare a ovest verso il Passo del Vescovo. Scelta felicissima perchè mi ritrovo in un bellissimo singletrack in costa super trail flow riding davvero tutto da guidare  e pedalare. Peccato che duri pochino. Potrei a questo punto raggiungere il punto di partenza proseguendo verso il Montallegro ma c’è da fare una scalinata in salita e non ne ho voglia…

Monarco / 020

Meglio lasciarla al prossimo giro, in cui la farò in discesa, e ora tornarmene sui miei passi e rifare il bel singletrack. E’ questo il bel singletrack che gira attorno al Monte Monarco di cui mi aveva parlato una volta un biker in cima alla Martica. Missione compiuta!

Tornato di nuovo al quadrivio potrei puntare a nord verso il Monte Rho, e poi su verso il Monte Minisfreddo, “spingermi” fino al Poncione di Ganna, l’Alpe Tedesco e raggiungere tutta la sentieristica della Val Ceresio. Idea ottima, ma per la prossima volta!

Concludo l’anello su una velocissima e lunghissima sterrata dove numerosi scoli dell’acqua molto “compression” posso far divertire chiunque.

Monarco / 021

Verso la fine sbaglio sentiero, oltrepasso una sbarra tratteggiata bianca (non fatelo!!) e raido per un chilometro buono in una proprietà privata senza accorgemene. Raggiunto l’asfalto da cui sono salito ma… sono dietro un cancello!! Non ho voglia di tornare indietro e suono il campanello per farmi aprire 🙂 non risponde nessuno, devo per forza tornare indietro e beccare il sentiero giusto, parallelo e nascosto, ma ugualmente veloce. Occhio quindi a non finire in casa di altri 🙂

Bel giro alternativo, zona che sicuramente avrà altre mie visite a breve!

Davide

Traccia GPS:

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10/01/2015 (Sabato) – Altro biglietto, altro giro. Oggi ho proseguito l’esplorazione della zona nonostante qualche linea di febbre. Mai avrei pensato di trovarmi nel casino in cui sono finito.

L’inizio della salita è in comune con l’esplorazione precedente, stavolta però ho notato sulla sinistra l’inizio di una traccia freeride notevole. Mi sono ripromesso di tornare a provarla a fine giornata.

Salto iniziale
Salto iniziale

Imbocco la salita sterrata e presto raggiungo il bivio Monte Monarco (dx) – Passo del Vescovo (sx). Oggi prendo a sinistra perchè voglio ricongiugermi con il bel singletrack dell’altra volta. Il sentiero presto diventa un’ottima anticamera  del singletrack.

Pane e sale. Per chi?
Pane e sale. Per chi?

Inizialmente è quasi tutta salita con alcuni passaggi un pò ostici ma niente di impossibile. Finalmente scollina e inizia la discesa.

Sosta preparazione pre-discesa
Sosta preparazione pre-discesa

Come si vede dalle foto, la traccia è sempre un singletrack un pò esposto, sia in salita che in discesa. Peccato per gli alberi caduti, parecchi, a dar fastidio. Se nessuno farà manutenzione a breve, mi sa che verrò a farla io perchè questo posto mi piace.

La discesa non è da neofiti e ha qualche passaggio un pò sconnesso e ripido. Ben presto arrivo dove la scorsa volta ero tornato indietro.

Proseguo a questo punto su tracce ormai note fino al Passo del Vescovo e mi fermo per una pausetta.

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Non c’è anima viva e c’è un corroborante silenzio assoluto.

Riposato, decido di provare un’altra nuova via e salire verso il Monte Rho.

Abbondano le indicazioni
Abbondano le indicazioni

Esticavoli la salita è su una ex mulattiera militare in pessime condizioni, ripidissima, In alcuni punti l’ex-selciato è stato accatastato a bordo traccia ma non è comunque sufficiente a rendere il fondo scorrevole. La pendenza è super per tutta la durata della salita e, complice il fondo composto da grosse rocce smosse, per buona parte non è pedalabile. Poco male, spingo fiducioso, Per molto tempo.

Giunto alle pendici del Monte Rho, c’è un bivio che sancisce un anello che corre intorno alla vetta. La  strada che volevo percorrere è impraticabile causa vegetazione franata (apocalittico), quindi prendo a destra. Dopo poche centinaia di metri l’evidente sentiero è come se scomparisse del bosco. Mi guardo attorno, e vedo una striminzita freccia a sinistra che dice “Monumento della Pace”. Dovrebbe indicare la vetta. Penso che sia strano perchè mi manda fuori direzione, ma ci provo. Non l’avessi mai fatto!! Mi ritrovo a trascinare la bici per oltre un’ora su pendenze impossibile, in mezzo alla fitta vegetazione, su una traccia quasi inesistente. Grazie al cielo è ben segnata e ogni albero ha un simbolo (quadrato giallo) che indica la direzione da tenere, altrimenti sarebbe ulteriormente tragico. Questa traccia, simpatica da fare a piedi ma pressochè impossibile da farsi con una bici appresso, va vagare a zig zag nel bosco. Solo in rari punti spiana…

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Disperato e distrutto, dopo oltre un’ora di portage, finalmente intravedo qualcosa.

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E’ il Monumento della Pace che svetta sulla cima del Monte Rho.

Distrutto, febbricitante, morale a terra. Tira pure un vento gelido che mi fa cadere la bici e rovinare il telaio!!!!

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Non penso che arrivino spesso bici fin qui. C’è anche un guestbook completamente bagnato e marcio dove trovo conferma che le bici usualmente non passano di qui 🙂

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Si gode comunque si un ottimo panorama su parte della Val Ceresio, a strapiombo.

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Sosta velocissima e riparto.

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Proseguo in direzione nord-ovest perchè vorrei andare verso il Poncione di Ganna, ma dopo alcune centinaia di metri di portage su singletrack mi rendo conto che nulla è ciclabile. Un passaggio roccioso, che in foto non rende l’idea, mi richiede almeno 10 minuti per scalarlo con la bici, e giunto sulla sua sommità capisco che l’unica cosa che posso fare è tornare indietro. Impossibile portarsi dietro la bici qui.

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Da qui in poi, forse complice anche la febbre, scatta il delirio totale. Torno al Monte Rho e proseguo verso sud est seguendo una evidente traccia che corre proprio sul pendio del precipizio. Ovviamente a piedi. Inizio ad essere preoccupato seriamente quando mi rendo conto di essere palesemente fuori traccia, consultando il gps. Sto scendendo in direzione sbagliata su un sentiero che neanche è segnato sulle mappe. Dove diamine è quello giusto?? Di tornare giù per la strada a quadrati gialli dell’andata non ne ho proprio alcuna intenzione…

Torno indietro spingendo la bici su pendenze oltre l’immaginabile, quasi a caso nella vegetazione. Provo a seguire al millimetro il gps ma della traccia “giusta” neanche l’ombra. Ed è passata un’altra ora. “Qui finisce che passo la notte fuori…” inizio a pensare, visto che il sole sta calando velocemente. Non ce la faccio più a  spingere, quindi salto in sella e inizio a scendere a caso nel bosco copiandole pendenze più abbordabili. “seguo la bussola e chiuso” penso. Ad un certo punto mi fermo e, l’illuminazione. In un punto la vegetazione è mancante e sembra esserci un’autostrada nel bosco, che scende diretta, senza curve, a valle. Dritta. Guardo bene e sotto il manto di foglio c’è delle ghiaia. “Ci siamo” “qui c’è qualcosa”. Sella giù tutta e via per una direttissima super sdrucciolevole. Dopo qualche centinaio di metri (pochi) curva e… diamine il sentiero dell’andata! Quando mi sembrava finire, in realtà era sufficiente proseguire in linea retta nel bosco e sarei arrivato alla cima in un battibaleno, altro che vagare a zig zag nel bosco nei quadrati gialli. “Ma pork!!!!!”. Maledette cartine, maledetti cartelli, maledetto gps. Pausa di detensionamento e mi preparo per la discesa, stavolta sull’ex-mulattiera dissestata. Mai avrei pensato di riuscire a farla tutta in sella, tantopiù con la bici front. Completata con successo, soddisfatto e divertito, non mi resta che immettermi sul percorso dell’altra volta, stavolta senza rimanere imprigionato nelle case, e riguadagnare l’asfalto dopo un’altra mezzora.

Ormai è quasi buio ma… dimentico niente? Ah già, la traccia freeride! Mi sparo un’altra buona salita per guadagnare quota e incontro la traccia freeride.

Mezzacci lungo la salita...
Mezzacci lungo la salita…

La imbocco per esplorarla, dal GPS vedo che mi porterà sulla statale della Valganna. Ormai è praticamente buio…

Guardo (a distanza) i primi salti e dopo una curva incontro una folla. Freeriders con bici estreme, un tizio con un quad adibito al trasporto materiale, e altri indaffarati in una mega costruzione. Stavano allestendo una passerella alta come me, degna del migliore dei bike park. Oltretutto il materiale (pali, assi, eccetera) era tutto bello e nuovo di zecca, un gran investimento. Mi fermo a guardare, finisco dentro pure in un selfie, e saluto. Poco dopo incontro un mega wall fatto benissimo, non oso pensare cosa ci si possa fare.

La traccia prosegue velocissima e molto divertente. Molto più lunga del previsto! Mi ritrovo nel buio a velocità soniche (per me) senza vedere neanche dove mettere le ruote. Sbuco finalmente sulla statale della Valganna e quando mi accorgo a che altezza sono, scatta l’ennesima preoccupazione. Devo spararmi vari chilometri di statale al buio totale, gallerie incluse, senza uno straccio di luce. Le  macchine mi insulteranno…

Mi immetto, scarico la cassetta a fondo corsa e via più veloce che posso. Nei momenti in cui non ci sono auto, ne in una direzione ne nell’altra, l’unico riferimento è la linea bianca centrale: caga!!

Vabbè comunque tra qualche rischio (grosso) e qualche insulto (meritato, niente da dire) arrivo finalmente all’auto. Soddisfatto del giro esplorativo, mi aspetta qualche giorno di antibiotico 🙂 …in attesa di tornare qui a proseguire l’esplorazione.

Davide

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