Monte Mottarone: Megavalanche del Pescone MTB

21/09/2014 (Domenica) – Sono a Stresa, sulle scale di accesso della funivia che mi porterà in cima al Monte Mottarone, domandandomi se anche sù a quota 1.400 ci sarà lo stesso caldo sole splendido splendente che c’è qui. La risposta sarà no.

In pochi minuti sono alla stazione intermedia di Alpino, si scende, si cambia cabina e dopo un altro breve tragitto mi ritrovo immerso nelle nubi del Mottarone. Il Lago Maggiore è laggiù da qualche parte, con la sua bella soleggiata Stresa. Qui c’è nebbia e fa pure freddo, assurdo. Inforco la bici e percorro l’unica salita della giornata: 150 metri di dislivello su strada asfaltata e poi cementata che mi separano dalla vetta del Mottarone. I biker che incontro in cima sono solo una manciata, quasi tutti turisti con bici noleggiate giù alla funivia, e nessuno è attrezzato per scendere in maniera accettabile in fuoristrada: tanto per cambiare sarò solo e non incontrerò nessuno, tanto meglio.

Sosta, foto di rito, casco, protezioni e giù a testa bassa per 18 km di discesa sul tracciato “Megavalanche del Pescone”. Itinerario elaborato e battezzato dal gruppo Pro-M.

Posso solo dire che, se si cerca sul dizionario la definizione di “All Mountain”, sicuramente ci sarà riportato questo itinerario.

Su tracce decisamente poco battute si scenderà fino ad Omegna, sul Lago d’Orta, passando per una incredibile varietà di paesaggi: le prime centinaia di metri di dislivello si perdono in un ambiente montano, molto aperto e panoramico, che non pensavo fosse proprio del Mottarone (per me è la prima volta in assoluto qui). Questa è la parte che mi è piaciuta di più della giornata.

Arrivato poco sotto l’Alpe Cortano, nei pressi della Cappella di Cortano, lo scenario cambia decisamente: si entra in un umido bosco dove è vietato distrarsi anche solo per un secondo. Inspiegabilmente si mette anche a piovere, a tratti pure forte. Alcuni passaggi sono impegnativi, e c’è un chilometro buono tutto da guidare che meriterebbe una cornice tanto è bello. Si attraversa un fiume, ci si bagna, ci si sporca di brutto, e si arriva all’Alpe Verminasca. Qui la traccia originale snobba l’accidentata gippabile che dall’Alpe scende a valle, e si inerpica su verso dei calanchi. Il tracciato è molto roccioso e la roccia stessa, friabile, ha dato vita ad un paesaggio lunare con bacini di sabbia in mezzo al bosco. Oggettivamente è particolare ma qui la traccia si mette a scende a caso lungo queste “dune” ripidissime, ed è un attimo perdersi, anche perchè bisogna abbandonare il sentiero segnato (rosso/bianco) per procedere a caso sulle dune e poi nel bosco, alla ricerca della gippabile di cui sopra. Continua pure a piovere. Personalmente, visto il rischio e visto che mi sono perso nonostante il gps (perchè, nella pratica, non c’è una traccia da seguire), consiglio una volta raggiunta l’Alpe Verminasca di scendere direttamente sulla gippabile, se non si conosce il percorso.

A questo punto ci si può sciogliere e guidare a tutta velocità questa accidentatissima gippabile, fatta perlopiù da terriccio friabile, con numerosi avvallamenti positivi e negativi atti a far spiccare salti di notevoli dimensioni. Si raggiungere l’Alpe Selviana e poi si incontra la strada asfaltata. Piccolo tratto, passando sulla sinistra una piccola cappella molto carina, e poi si imbocca a sinistra uno stretto e ripido sentiero super arrabbiato. Anzi, è indemoniato. Stretto, scassato, ripido, con rocce smosse di ogni dimensioni, umido e scivoloso (causa la pioggia dei giorni scorsi, credo). Non permette distrazioni. Si passa a tutto gas senza esitazioni su un ponticello sperando non crolli e, tornante dopo tornante, tutto da guidare, ci conduce al paese di Pescone. Continua a piovviginare, per fortuna che il meteo dava sereno ad oltranza.

Purtroppo, ben prima di arrivare a Pescone, il sentierino indemoniato si accanisce sulla mia bici: tra i vari rumori di ferraglia ne spicca uno particolarmente più forte e mi ritrovo con la leva del freno anteriore senza pressione. Game over. Visto il terreno accidentato non mi fermo e proseguo fino a Pescone solo con l’ausilio del freno posteriore. Check della bici e: disco anteriore piegato di brutto. Una roccia me l’ha completamente stortato. Provo a raddrizzarlo alla benemeglio ma ottengo solo 50% di piastra perennemente frenata (con lamenti degni di una telefonata alla protezione bici) e 50% a vuoto. Meglio di niente proseguo, perchè assolutamente non è ancora finita!

Asfalto, sentierino di servizio ed eccomi su un bellissimo stretto e lungo sentiero, prevalentemente in costa, veloce, da guidare, con continui saliscendi dove il telescopico e la trasmissione monocorona da 30 sfoggiano tutta la loro utilità e, qui, perfezione. Non mancano i passaggi tecnici (alcuni fatti a piedi) e vari alberi caduti da scavalcare. Insieme alla parte iniziale del percorso, questo variegato tratto in cui bisogna darci dentro e guidarlo anche pedalando, è quello che mi è piaciuto di più. Sbuco alla periferia di Omegna, nei pressi della frazione Borca.

Mi fermo per riprendermi da questi 18 km di puro All Mountain e per controllare lo stato della bici. Mi aspettano ora 22 km di piano, tra asfalto e piste ciclabili sterrate, che mi riporteranno a Stresa. Con la bici che sembra un concerto di ottoni misto gatto che viene scuoiato, percorro l’ampia strada asfaltata fino a Gravellona Toce. Qui il traffico non è un problema essendo la strada ampia e potendo usufruire di vie laterali alternative. Arrivato a Gravellona Toce, a fianco del centro commerciale “Le Isole”, imbocco la ciclabile che dopo i primi metri asfaltati diventa sterrata e costeggiando le rive del fiume Toce mi porta fino al paese di Feriolo. Da qui non ci sono alternative e devo immettermi sulla statale che costeggia il lungolago e scendere fino a Stresa: testa bassa e tutto gas per non farmi travolgere dalle auto, in un battibaleno sono di nuovo a Stresa.

Avete presente quando uno non sa nuotare e viene sbattuto in acqua di peso: “adesso nuota!”. Ecco, il mio approccio col Monte Mottarone è stato proprio così, decidendo di cominciare con questo stupendo itinerario di grande soddisfazione. Onore ai biker che l’hanno inventato, visto che unisce tracce e sentieri decisamente poco battuti (su molti non c’erano tracce di ruote) e fuori dall’ordinario. Se non si conosce il tracciato, sconsiglio vivamente di intraprenderlo senza gps perchè sarebbe quasi impossibile farcela con le sole indicazioni cartacee.

Il Monte Mottarone, complice anche la comoda (anche se un pò fatiscente) funivia, si appresta ad essere meta ambita per gite di grande divertimento, dove si accantona per una volta la conquista della vetta e ci si concentra sulla guida in discesa. Perchè scendere da freschi, è veramente tutta un’altra cosa…

Davide

FOTO (poche perchè ero concentrato sul percorso e perchè non voglio rovinare la scoperta di questo itinerario):

TRACCIA GPS (non mia, trovata su internet, è precisa al millimetro. La traccia parte e arriva a Gravellona, io invece sono partito e arrivato a Stresa):

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