Sardegna: Trekking a Ispùligidenie (Cala Mariolu)

13/08/2014 (Mercoledì) – Anche quest’anno, durante la piccola parentesi sarda delle nostre vacanze,  non ci siamo fatti mancare, come già accaduto in passato, tanto trekking e sport. Decine e decine di chilometri affrontati per raggiungere le più belle, incontaminate e a tratti sconosciute, cale: dalla località Sassi Piatti di Cala Girgolu fino ad arrivare alla sconosciuta e apparentemente inaccessibile Caletta di Tzio Santoru (che ha richiesto buoni doti di climbing), passando per il comune trekking verso la superlativa Cala Goloritze.

Una escursione su tutte merita però di essere raccontata e rivissuta: il trekking a Cala Mariolu.

Chi conosce il Golfo di Orosei e magari ha già visitato Cala Mariolu e le altre cale circostanti, penserà che sia impossibile raggiungerle via terra. Sono incastonate tra altissime e apparentemente inaccessibili scogliere che sembrerebbero essere riservate solo agli scalatori più esperti, matti ed attrezzati. Invece no: con un pò di ricerca su internet ecco che si trovano le “indicazioni” per percorrere gli antichi sentieri che facevano i carbonai del Supramonte. Bruciavano i ginepri e portavano il carbone giù dalle scogliere fino alle cale per imbarcarlo. “Ragazzi, non potete sbagliare. Seguite i segni rossi per terra oppure, più semplicemente, le pietre sugli alberi. Non seguite gli omini di pietra perchè ce ne sono tanti e vi portano fuori strada. …comunque se avete il GPS è meglio!” disse l’omino dell’infopoint del Comune di Baunei a cui, per sicurezza, abbiamo comunicato l’itinerario della nostra gita. Siamo fuori dai percorsi turistici, siamo fuori da qualsiasi cosa che possa anche solo lontanamente definirsi “popolare” o “turistica”. Una vera avventura alla scoperta, ancora una volta, del vero volto di questa magnifica e incontaminata terra.

Attenzione: vedi aggiornamento a fondo pagina del 08/2015

I segni rossi di cui ci hanno parlato effettivamente ci sono saltuariamente, ma bisogna davvero essere delle aquile per vederli. Più evidenti invece sono le pietre sugli alberi: sassi bucati infilati tra i rami degli alberi: questi erano i segnavia che usavano i carbonai a fine ‘800. Gli omini di pietra invece, cumuli di pietra stile totem, erano usati anch’essi come segnavia ma oggi sono ovunque in questa zona del Supramonte e dell’Altopiano di Golgo quindi non sono più da considerarsi come segnavia validi. Il nostro percorso odierno toccherà in un punto un tratto del celeberrimo “Selvaggio Blu”, il lungo percorso di trekking estremo, da fare rigorosamente con guide e imbragature (vari tratti sono da fare in cordata doppia), che unisce Cala Fuili a Cala Goloritze.

Pronti, via. L’avventura inizia già dalla strada, infatti per raggiungere Baunei da dove siamo noi bisogna percorrere circa 80 km “tutti curve” di SS125 che ci regaleranno scorci mozzafiato e tanti simpatici incontri lungo la strada. Attenzione alle curve senza visibilità perchè dietro potrebbe esserci qualsiasi tipo di animale!

Tutto curve
Tutto curve

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Dopo circa 75 minuti di viaggio raggiungiamo il Comune di Baunei, nel cui territorio risiede quella perla della natura, considerata uno dei luoghi unici al mondo per il suo essere incontaminato, che è il Supramonte.

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Dal piazzale della Chiesa si prende la ripida strada in salita dove è segnata chiaramente la strada per l’Altopiano di Golgo.

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Non resta che seguire le indicazioni che, dopo vari tornanti in ripida salita, ci porteranno sull’Altopiano.

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Ci si ritrova su una strada asfaltata che corre immersa  nella natura per svariati chilometri…

sardegna2014 (1164)…dove proseguono gli incontri di ogni genere.

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Ben presto l’asfalto lascia spazio ad un comodo sterrato.

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Da qui si può velocemente passare per Il Golgo (Su Sterru) e raggiungere il bar-parcheggio di Su Porteddu, ultimo vero baluardo di civiltà,  da cui parte il famoso trekking (adatto a tutti) per Cala Goloritze. Chi è avventuroso ma pigro invece, può proseguire dritto e prendere in auto l’infinito sterrato (circa 15 km) che scendendo la Codula di Sisine e porterà fino all’omonima cala mettendo a dura prova il proprio mezzo (fatto nel 2010 su Panda 4×4) passando in canyon e scenari da film hollywoodiano.

Archivio fotografico anno 2010: la discesa in Panda 4x4 lungo i 15km della Codula di Sisine verso Cala Sisine
Archivio fotografico anno 2010: la discesa in Panda 4×4 lungo i 15km della Codula di Sisine verso Cala Sisine
Foto anno 2010
Foto anno 2010
Foto anno 2010
Foto anno 2010
Foto anno 2010
Foto anno 2010
occhio alle indicazioni
occhio alle indicazioni
proseguono gli incontri
proseguono gli incontri

Grazie al gps e alla cartografia OCM che mi sono studiato attentamente ho la situazione sotto controllo. Ben presto prendo la deviazione a destra per Cala Mariolu che, sui cartelli (anzi sull’unico cartello che c’è), è riportata con il suo nome del dialetto locale ovvero “Ispùligidenie” che significa “pulce di neve”. Nome che deriva dai suoi sassolini bianchissimi che ricordano appunto delle piccole pulci… di neve. Che fantasia questi carbonai !

Si prosegue per poco e ben presto lo sterrato inizia a farsi impegnativo quindi abbandoniamo l’auto e proseguiamo a piedi. Chi fosse dotato di un buon fuoristrada, potrebbe proseguire ancora per un bel pezzo accorciando così il tratto di trekking iniziale (anche se, di fatto, è il più semplice).

CrossPolo e Supramonte
CrossPolo e Supramonte

Sulla cartografia OCM stiamo ora percorrendo la piccola traccia riportata come “path to Gala Marioolu”. Non ho idea di chi abbia scritto questo nome sgrammaticato, ma grazie grazie grazie per aver condiviso questa preziosa traccia. Il GPS oggi è stato davvero fondamentale.

Nel primo tratto, percorribile anche con fuoristrada, si cammina veloci e non siamo gli unici a farlo.

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Ben presto lo sterrato diventa una aggressiva pietraia che procede decisa in salita, senza mollare mai. Le pietre calcaree sono una caratteristiche di questa zona e ci accompagneranno per tutto il resto della giornata. Con passo deciso svoltiamo a sinistra verso la “cima”, siamo già in alto e il panorama su questa valle incantata è ipnotico.

Turista o pastore?
Turista o pastore?

Regna il silenzio. I colori e gli odori sono unici di questa zona. Dall’alto si nota ancora di più la conformazione dell’Altopiano che, come dice il nome, è piatto, piano e racchiuso su tutti e 4 i lati da questi alti monti che stiamo salendo. Non so perchè ma mi viene in mente il film cartoon “alla ricerca della Valle Incantata”.

pietraia
pietraia

Si prosegue veloci in salita, ormai siamo quasi in cima. Non manca qualche passaggio divertente. Un microscopico antipasto delle “iscalas e fustes” che incontreremo più tardi, ovvero delle antiche scale costruite con ginepri e sassi che servono per oltrepassare le ripide e lisce pareti di roccia.

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Siamo ufficialmente su una parte di percorso del Trekking “Selvaggio Blu” e poco sotto la Punta e’ Lattone, quasi arrivati nei pressi dello scollinamento, ci imbattiamo in un antico ovile ormai abbandonato. Sono i cuiles de S’Arcu ‘e su Tasaru. Incredibili e imponenti strutture realizzate con l’unica cosa che qui non manca: il ginepro.

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Proseguiamo in salita sulla pietraia, verso lo scollinamento.

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Sempre accompagnati da un magnifico e incontaminato panorama.

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Finalmente scolliniamo e bum, d’improvviso ecco il mare.

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La pietraia ora scende veloce.

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I sassi sugli alberi ci sono, siamo sulla strada giusta!

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Il sentiero ci regala una vista letteralmente mozzafiato sul Golfo di Orosei.

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Si prosegue per un breve tratto in discesa, senza perdere di vista il mare.

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Iniziano a venirmi dei dubbi: il mare in linea d’aria è molto vicino, ma noi siamo anche molto in alto (500 metri slm). Quando inizieremo a scendere, e soprattutto, come??

Una curva ed ecco che il sentiero risponde alla mia domanda, diventando davvero ripido e impegnativo.

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il mare, così vicino e allo stesso tempo così lontano
il mare, così vicino e allo stesso tempo così lontano

Sempre più ripido, con qualche corda di assistenza qua e la (comunque sempre troppo poche e troppo precarie) i pensieri della truppa sono abbastanza facili da intuire.

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Oltre alla pendenza davvero notevole quello che più mette in difficoltà è il fondo roccioso che frana continuamente, non permettendo mai un appoggio fisso dei piedi. In ogni caso inutile lamentarsi perchè, ebbene sì, nonostante i 4-5 km percorsi finora, siamo solo all’inizio. Una curva ed ecco che incontriamo la prima “iscalas e fustes”.

la prima iscalas e fustes vista da sopra
la prima iscalas e fustes vista da sopra
la prima iscalas e fustes vista da sotto
la prima iscalas e fustes vista da sotto
la prima iscalas e fustes vista da lontano
la prima iscalas e fustes vista da lontano

Il legno scricchiola e traballa, i sassi messi a copertura dei gradini (perchè??) franano, ma si scende agevolmente senza problemi. “un gioco da ragazzi queste scalas”, penso, non sapendo che eravamo solo all’inizio.

Questa prima scala ci fa scendere in una piccola zona aperta, sempre in pendenza, caratterizzata da due famosi archi naturali scavati dal vento, riportati anche su OCM.

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scorcio dall'arco
scorcio dall’arco

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Muovendosi sempre con cautela, perchè è tutto in pendenza e sdrucciolevole, ci affacciamo per godere di questa magnifica vista dall’arco. Il pensiero però corre veloce al mare sottostante che non sarà semplice da raggiungere.

Per proseguire, bisogna oltrepassare la piccola porta di ginepro sulla sinistra, che immette in un delirio di iscalas e fustes una dietro l’altra.

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La prima: pendenza disumana, fondo precario, con curva secca. Il tutto a picco sul mare.

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I “corrimano” di ginepro servono principalmente ad offrire una protezione psicologica. Meglio non tenersi perchè sono abbastanza precari e si muovo decisamente, facendo traballare tutta la scala (ricordo che sotto i sassi che si vedono in foto c’è una struttura di rocce e ginepro, che ci separa da una morte certa).

Passata la scala, piccola parte rocciosa…sardegna2014 (1415)_rid

…e poi doppia scala. Una che serve per aggirare una parete…

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…che ci immette direttamente nell’assurdità più totale.

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Vista da sopra sembra una bella scaletta. Appena messo il primo piede si sono alzati “crick crack” allucinanti, sembrava davvero che si spezzasse sotto i piedi.  La scendiamo scaricando più peso possibile sulla roccia a sinistra e incrociando le dita. Vista da sotto, tutto acquista senso…

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La scala immette in un tratto super pendente (e ovviamente instabile): se crollasse, verremo inghottiti dal dirupo.

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Da notare che la struttura è sorretta principalmente da 2-3 rami appoggiati sulle rocce.

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Il colmo è che, da una approfondita ricerca che ho fatto su internet, questa scala, come quasi tutte le altre, è  stata ristrutturata ad opera di gentili volontari nell’aprile 2010. Prima era peggio (erano ancora quelle originali dei carbonai!), e tutte queste scale erano prive di “corrimano”. Se già adesso il rischio non è da sottovalutare, non oso pensare quanto servisse essere eroici per poterle affrontare prima della ristrutturazione.

Sembra impossibile ma ora la pendenza aumenta ulteriormente, in alcuni tratti si è pressochè in verticale (bisogna sedersi e scendere a 4 zampe) e si discende su una smossa pietraia.

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Un tratto è assistito da alcuni paletti verdi ma:

1) il fil di ferro arrugginito è usato come ponte dalle formiche rosse che non esiteranno a morsicarvi

2) l’ombrellone che pianto in spiaggia è più stabile di questi paletti

Meglio lasciarli perdere e fare da soli. L’ultima piccola scala…

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…ci immette nella festa della frana.

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Finora siamo scesi di soli 100 metri di dislivello. Manca ancora un dislivello di, tenetevi forte, circa 400 metri per arrivare al mare. Questo dislivello lo si perde nel giro di un chilometro (avete capito bene, -400 metri in poco più di 1.000m) all’interno di un bosco pensile. Una stretta traccia a tornanti, fatta di sassi, che sembra non finire mai. Qui bisogna stare attenti a non cadere e l’unico modo per scendere è sciare sui sassi. Con le scarpe, come se fossero degli sci, si scivola sui sassi spostandoli, destra e sinistra, come se si sciasse, tenendosi con le mani ai rami degli alberi (se si sta in piedi) o alle radici affioranti (nei tratti in cui bisogna accucciarsi). Questo tratto è stato veramente stancante, il cosiddetto colpo di grazia, e non ho foto.

Finito il bosco, quando ormai siamo quasi al mare, si incontrano dei bivi che bisogna ignorare (qui il GPS è molto utile) fino al grosso bivio finale: a destra si va per Cala dei Gabbiani, oltrepassando Punta Ispùligidenie, mentre a sinistra si va verso Cala Mariolu. Prendiamo a sinistra e presto siamo a picco sul mare. Anche qui non mancano i passaggi interessanti per oltrepassare le ripide scogliere.

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Incontriamo un antico forno utilizzato dai carbonai ma ancora oggi in ottime condizioni ed utilizzabile.

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Ultimo sforzo ed ecco che dopo più di 3 ore e 6 km abbondanti, compare Cala Mariolu.

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Agosto è periodo critico ed è piena di gente perchè i barconi, che si arenano senza pietà, scaricano senza sosta.

Il sentiero scende sugli scogli e, ciliegina sulla torta, due scale a pioli super artigianali, di cui l’ultima veramente allucinante per i nostri gusti.

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L’ultima scala porta sugli scogli lato spiaggia, che si può raggiungere con qualche tranquillo passaggio sugli scogli.

Il rientro lo facciamo per la stessa strada e, come si dice sempre, salire è più facile (ed anche più faticoso) che scendere.

A fine giornata il bilancio è: 13 km camminati, 5 litri di acqua bevuti (razionati), 6.5 ore di movimento, 8 morti viste negli occhi.

Per chi provasse disprezzo per la propria vita, qui ci si può cimentare in un trekking ancora più estremo, quello che porta a Cala Biriola. C’è un pò più di sterrato da fare in auto ma il sentiero è più corto (circa 4 km). Tuttavia le iscalas che portano a Cala Biriola sono ad oggi ancora quelle originali dei carbonai e versano in cattive condizioni. Anche l’unica scala sostituita (con una specie di quadro svedese di metallo per favorire l’arrampicata/disarrampicata) è mezza crollata ed è attaccato alla parete rocciosa per miracolo. Lo stesso InfoPoint Turistico, che ci ha definito il trekking a Cala Mariolu come “abbastanza semplice e sicuro” (lascio a voi le opportune valutazioni a riguardo), sconsiglia di cimentarsi nel trekking a Cala Biriola senza guida ed attrezzatura adeguata. Questo dice tutto. Cala Biriola sarà per la prossima volta, nella speranza che “ristrutturino” le iscalas.

Ci aspetta ora un lungo viaggio di ritorno in auto, dove come sempre non mancheranno gli incontri.

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Questa è la vera Sardegna, terra incontaminata e selvaggia. Il Supramonte prima prova ad ucciderti, poi ti ruba il cuore e diventa parte di te.

la celeberrima Aguglia di Cala Goloritze
la celeberrima Aguglia di Cala Goloritze

Davide

Traccia GPS (non mia, trovata su internet, ricalca fedelmente il tragitto da noi effettuato con la sola differenza che questa traccia inizia quasi dal punto massimo dove ci si può spingere con l’auto. Noi invece abbiamo lasciato l’auto sullo sterrato principale):

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aggiornamento Agosto 2015: quest’anno abbiamo rifatto questo splendido trekking e devo segnalare che il percorso, rispetto allo scorso agosto 2014, è stato migliorato. Anzitutto sono presenti cartelli indicatori che partono fin dall’Altopiano del Golgo. Certo, qualche cartello in più non avrebbe guastato, ma le svolte principali sono tutte ben segnalate quindi non si corrono più grossi rischi (lo scorso anno, senza traccia GPS, non penso che ce l’avremmo fatta). Poi, i gentili volontari che hanno sistemato il tracciato durante l’inverno 14-15, hanno anche messo “in sicurezza” due o tre passaggi critici. Sono state anche aggiunte un paio di funi di sicurezza. L’ovile è stato pesantemente ristrutturato.

Parliamoci chiaro: il percorso rimane super-mega-avventuroso, e decisamente non alla portata di tutti, tuttavia questo piccolo “restyling” unito al fatto che già conoscevamo il tracciato ci ha permesso quest’anno di stra-goderci questa gita che è filata tutta liscissima ed è stata di grande soddisfazione. Peccato solo aver beccato un pò di pioggia dopo essere arrivati in spiaggia: per fortuna quando ha iniziato a piovere avevamo già fatto il bagno 🙂

Ricordatevi che state affrontando un trekking MOLTO impegnativo, soprattutto per la tipologia del percorso, molto “vertigo” e avventuroso. Se fate a piedi sia andata che ritorno come noi, sono quasi 12 km e quasi +800m di dislivello totale a fine giornata. Attrezzatevi di conseguenza. Sono fondamentali ottime scarpe e una buona scorta d’acqua. Comunque in spiaggia a Cala Mariolu è presente nel periodo estivo un chiosco.

Davide

Fotogallery commentata della gita [una volta aperte le foto, cliccate sul numero della risoluzione in alto (ad esempio 1600×1200) per visualizzarle a dimensioni originali e vederne i particolari]:

 

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