da Airolo a Biasca in MTB via Ritom e Passo dell’Uomo

29/08/2012 (Mercoledì) – Ad una settimana dalla prima gita al Passo del Lucomagno decido di ripetere l’esperienza, mantenendo la location ma cambiando l’itinerario.

La gita della settimana prima mi è piaciuta moltissimo ma ho l’impressione che sia stata la montagna a vincere: fare con una bici, perdipiù da XC, un tracciato prevalentemente pedonale non è stata una grande idea, soprattutto se lo si fa con limitate capacità di discesa tecnica. Per oggi invece ho organizzato una gita molto più lunga ma teoricamente tutta pedalabile. Il copione è quello di sempre, tuttavia parto da casa ancora prima: ben prima delle 6:00 sono in marcia, raggiungo Biasca, parcheggio l’auto in stazione (6 Franchi per tutto il giorno) e poco dopo le 8:00 sono sui binari ad aspettare il treno che mi porterà ad Airolo, da dove inizierà la mia gita odierna.

Aspettando il treno
Aspettando il treno

Faccio il biglietto presso un totem touch-screen. La tratta Airolo-Biasca per una persona costa la bellezza di 17,20 Franchi, per un tragitto che dura pocomeno di mezzora! Il treno arriva puntualissimo (manco a dirlo), mi dirigo verso uno dei vagoni che hanno l’adesivo raffigurante la bici sul portellone, entro, carico la bici e si parte.

Passeggero speciale
Passeggero speciale

Dopo pochi minuti arriva il controllore e mi chiede dove sia il biglietto per la bici. Io pensavo scherzasse, invece scopro che per la bici serve un mezzo biglietto (ovvero un biglietto equivalente a mezza persona, cioè un bambino). Panico, gli spiego che pensavo la bici viaggiasse gratis come sul pullman che sale al Lucomagno. Già mi aspettavo una mega sanzione invece il gentilissimo controllore svizzero, probabilmente mosso a pietà da questo ciclista italiano disperato, si limita a dirmi “ricordatene per la prossima volta”. Che fortuna!

Alle 9:00 sono già alla stazione di Airolo e la segnaletica per i sentieri inizia niente di meno che dal sottopasso della stazione!

In Italia ci scordiamo una cosa del genere...
In Italia ci scordiamo una cosa del genere…

Io però devo seguire la cosiddetta “Strada Bassa”, parte del Sentiero 77 “Via Gottardo”, percorso poi segnalato da rombi gialli lungo il percorso (indicazione fondamentale). Seguendo questo sentiero mi dirigo quindi verso Piotta facendo un percorso molto carino che si snoda tra boschi e torbiere a due passi dalla civiltà e dell’autostrada.

Inizialmente su asfalto...
Inizialmente su asfalto…
...poi attraverso torbiere...
…poi attraverso torbiere…
...boschi...
…boschi…
... il tutto a due passi dall'autostrada.
… il tutto a due passi dall’autostrada.

Poco prima di Piotta svolto a sinistra, passo l’autostrada e raggiungo la stazione di valle della Funicolare del Ritom. Grazie ad essa mi evito un noioso e faticoso dislivello di 800 metri su asfalto a tornanti, infatti arriverò a Monte quasi al paese di Altanca. Pago il biglietto per la salita (13 Franchi per me e 5 Franchi per la bici, giornata costosa oggi…) ed eccoci ad aspettare la cabina.

Aspettando la funicolare
Aspettando la funicolare

Sono da poco passate le 09:30 e siccome c’è poca affluenza mi viene concesso di tenere la bici con me dentro la cabina invece che metterla fuori nell’apposito cestello.

In carrozza!
In carrozza!

La funicolare sale lenta ma ripidissima, in un attimo posso ammirare la valle dall’alto.

Panorama
Panorama

Qualche numero: la stazione a valle si trova a 1.010 metri slm, mentre la stazione a monte si trova a 1.796 metri slm. La lunghezza del percorso della funicolare è di 1.369 metri con una pendenza media del 71% e una pendenza massima del 88% (!!!). Ha una capacità di 50 persone, percorre 3 metri al secondo e il viaggio totale dura un quarto d’ora circa. Il numero più importante: tubazioni montate nel 1919!

Vecchia scuola, la migliore.
Vecchia scuola, la migliore.
La funicolare all'arrivo a monte
La funicolare all’arrivo a monte

La segnaletica come sempre, qui in Svizzera, è abbondante e dettagliata: mi manca poco per arrivare alla Diga Piora, la quale crea il Lago (artificiale) del Ritom.

Segnaletica
Segnaletica

La raggiungo facendo un tratto abbastanza breve di strada in salita, caratterizzato da qualche passaggio carino.

Galleria nella roccia
Galleria nella roccia
Diga Piora
Diga Piora
Lago Ritom (visto dal camminamento sulla diga)
Lago Ritom (visto dal camminamento sulla diga)

Qui inizia la gita vera e propria, inizialmente costeggiando tutto il lago.

Costeggiando il Lago Ritom
Costeggiando il Lago Ritom
Foto "artistica"
Foto “artistica”

Si passa Cadagno, si raggiunge Capanna Cadagno (1.800 metri slm) e a questo punto, immersi completamente nel silenzio di una natura verdissima, accompagnati dall’incessante scampanio dei bovini al pascolo, si va verso l’Alpe Carrorescio (2.217 metri slm) e poi si continua a salire fino a toccare l’altitudine massima della giornata. Lungo il percorso mi fanno compagnia un’ infinità di marmotte che sbucano da ogni dove. Il rapporto con la natura qui è unico e il solo pensarci mi riempie il cuore.

Raggiungo quindi un bivio e un cartello che mi sono familiari. Eh sì, è proprio il punto dove una settimana fa, arrivando dalla parte opposta, ho deviato per salire al Passo del Sole!

Ti conosco mascherina!
Ti conosco mascherina!

Un pò di discesa…

Assaggio di discesa
Assaggio di discesa

Percorrendo il “Piano dei Porci” arrivo ad un punto chiamato “Segna” e si intravede il Passo dell’Uomo.

Manca poco...
Manca poco…

Un ultimo sforzo in salita e raggiungo il Passo dell’Uomo (2.218 metri slm).

Dejavu
Dejavu

E’ mezzogiorno e splende il sole: mi concedo un’ora di pausa pranzo, sdraiato sulle rocce. Che goduria! Alle 13:00 decido di ripartire, dopo un breve tratto in piano mi aspetta una lunga discesa sassosissima, quella che la scorsa settimana ho percorso in salita con molta fatica.

Rock'n'roll
Rock’n’roll

Giù a cannone (si fa per dire…), inizialmente tutto bene poi proprio quando ero convinto di aver preso confidenza succede l’irreparabile: roccia che nasconde un gradino alto che non mi aspetto, mi irrigidisco, la ruota davanti scende e si impunta su un’altra roccia, lo sterzo si gira, si chiude e io voloooo: un volo atroce, mai fatto una cosa del genere, sbalzato completamente dalla bici. In quei pochi istanti in cui mi affido al caso vedo tutto nero e poi arriva la caduta, morbidissima. Nell’essere sbalzato la dinamica ha voluto fortunatamente anzitutto che i piedi mi si sganciassero dai pedalini SPD, poi che mi girassi e che cadessi esattamente sulla schiena, atterrando sul grande e morbido zaino Deuter ripieno di ogni cosa. Mi alzo completamente illeso, incredulo. Controllo lo zaino, immaginando di trovarci degli squarci terribili essendo caduto su queste rocce aggressive, invece anche lui illeso. Purtroppo lo stesso non si può dire per la bici: profondo graffio nella parte superiore del tubo orizzontale (a dimostrazione che anche la bici si è cappottata completamente), altri segnetti qua e la ma soprattutto cover della pinza freno posteriore spaccata. Raccolgo i pezzi (che poi aggiusterò col mastice la sera stessa), controllo che tutto funzioni bene, e riparto. Arrivo quindi velocemente al Lago di Santa Maria…

Lago di Santa Maria
Lago di Santa Maria

… e facendo strani incontri …

Arriva un bastimento carico carico di... cani!
Arriva un bastimento carico carico di… cani!

… arrivo al Passo del Lucomagno.

Passo del Lucomagno
Passo del Lucomagno

Da questo punto in poi devo sempre seguire le indicazioni del percorso numero 65 “Gottardo Bike”, già visto in precedenza. Si scende per un pezzo su strada (che spreco…) e poco prima di una galleria si gira a destra. La discesa verso valle comunque si presta a molte alternative, vista l’abbondanza di sentieri. Nel seguire le indicazioni del Gottardo BIke ho incontrato difficoltà in un punto (il gps aveva perso il segnale e io non capivo dove indicasse il cartello) così ho deviato su un altro sentiero che passava lì vicino, l’importante è tenere la direzione giusta. La discesa si snoda attraverso boschi e prati, alternando punti percorribili e veloci ad altri più impegnativi, davvero bello! La traccia gps passa anche dalla strada, peraltro molto bella, che ho trovato chiusa per frana settimana scorsa e che è chiusa tuttora. Anche qui scelgo un’alternativa, anche se meno bella rimane comunque più offroad.

Giunto poco sotto Olivone,nei pressi della località Piazza, non riesco più a seguire la traccia gps (che secondo me contiene una forte imprecisione in questo punto) in quanto mi ritrovo, dopo aver oltrepassato un breve tratto di bosco a modi Rambo, con uno strapiombo di 5 metri sotto di me, con a valle la strada asfaltata. Controllando comunque la cartografia vedo che da qui in poi la traccia tende a seguire strade interne di paese per tornare a Biasca. Così, vista anche la tarda ora, decido di ignorare il gps, ignorare il Sentiero 36 (Pista ciclabile della Valle di Blenio) fatto la scorsa settimana, e mi dirigo a Biasca lungo lo stradone principale. E’ leggermente trafficato ma non particolarmente rischioso, così velocemente arrivo all’auto. Giornata estremamente positiva, sono soddisfattissimo e con 70,30 km pedalati oggi, niente male!

Davide

VIDEO:

TRACCIA GPS che ho seguito, trovata su internet:

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