Monte Piambello, Monte Marzio e Monte Derta in MTB

26/05/2013 (Domenica) – Il meteo ha garantito per oggi una giornata finalmente primaverile dopo giorni (anzi, settimane) di pioggia e freddo. Basandomi su questo ho passato il pomeriggio di sabato a preparare bici ed equipaggiamento: questo giro di giostra lo farò da solo, quindi devo essere attrezzato. Marco purtroppo lavora e Daniele ha impegni ciclistici mattutini con la compagnia del paese. Ho passato tre sere a studiare la zona ed il percorso, quindi niente può andare storto. La zona è quella del Monte Piambello e tutte le tracce e le guide che si trovano su internet prevedono giri con molto asfalto in questa zona: vade retro satana! Così ho unito il meglio delle tracce ed elaborato un mio personale itinerario: con un solo giro coprirò tutta la zona, toccando tre piccole vette: Monte Piambello, Monte Marzio, Monte Derta.

Come impone il bioritmo Davide-style, la partenza si fa con comodo: ore 10:00 passate parto da casa direzione Cuasso al Monte. Lo zaino segna 4.8 kg sul dinamometro, si tratta di un peso notevole ma sono attrezzato per ogni evenienza e soprattutto contiene anche l’idrosack (risorto per l’occasione) con oltre un litro d’acqua. In 40 minuti netti raggiungo con calma senza intoppi il bel paesino di Cuasso al Monte dove c’è un grande fermento: stanno addobbando tutto il paese con tonnellate di fiori, dev’essere un giorno di festa. Giro per le piccole strade sali-scendi del paese cercando parcheggio e la presenza di un forestiero con una bici sul tetto non passa di certo inosservata, suscitando una evidente curiosità soprattutto tra i più anziani. Lascio l’auto al parcheggio delle Poste in via Gramsci poichè non isolato e così facendo l’auto dovrebbe essere al sicuro. Per chi fosse interessato segnalo che il paese ha molti parcheggi liberi decisamente più comodi ed anche grandi, uno in Via della Croce e altri lungo la SP29.

Così tanto posto sul tetto e una sola bici, che tristezza!
Così tanto posto sul tetto e una sola bici, che tristezza!

Scarico la bici e parto per raggiungere l’Ospedale di Cuasso al Monte. Solo questo primo tratto prevede asfalto per circa 2-3 km, poi il resto sarà tutto interamente fuoristrada. La salita è un pò ripida e affrontata a freddo mi lascia senza fiato, tanto che per iniziare bene il giro sbaglio strada e invece che puntare all’Ospedale punto la frazione di Imborgnana. Qui imbocco un sentiero e due signori attrezzati da trekking professionale mi chiedono se sono da solo. Alla mia risposta affermativa fanno i gufi: “Qui è difficile, non è prudente andare da solo”. Iniziamo bene…

Toccatina di rito, già che ci sono controllo il gps e mi accorgo dell’errore. Torno indietro e raggiungo l’ingresso dell’Ospedale di Cuasso al Monte. Chiedo alla portineria il permesso di entrare che mi viene ovviamente concesso e mi trovo a pedalare per i viali di questa bella struttura sanitaria immersa nel verde. Mi viene naturale pensare “Beh dai, se mi demolisco giù da un dirupo almeno il soccorso è a due passi”. Ben presto i viali finiscono e inizia una bella salita sterrata immersa dapprima nel parco alberato dell’Ospedale e successivamente lungo il fianco del Monte Piambello. Il fondo è sassoso smosso, stile Martica, ma con sassi di dimensioni più piccole che rendono la pedalata molto più agevole e piacevole. Il sole ormai è alto nel cielo sereno e il termometro segna 22°c. Questo sentiero sembra nato per andare a braccetto con la modalità Trail delle sospensioni e si sale che è un piacere. Ben presto la struttura dell’Ospedale è ormai lontana.

L'Ospedale di Cuasso al Monte, immerso nel verde.
L’Ospedale di Cuasso al Monte, immerso nel verde.

Arrivo a “Bocchetta dei Frati” e qui un trivio fornisce varie opzioni di percorso. Nel corso della giornata le imboccherò tutte e per ora inizio a salire a sinistra direzione Monte Piambello.

Bocchetta dei Frati
Bocchetta dei Frati
Indicazioni alla Bocchetta dei Frati
Indicazioni alla Bocchetta dei Frati

Tornante dopo tornante raggiungo la cima e rimango molto colpito dalla quantità di persone, almeno venti, che stanno pranzando in compagnia della bella (anche se un pò limitata) vista che si gode dal Monte. Di bici neanche l’ombra, tutti a piedi.

La guida dice “la cima del Monte Piambello è ombreggiata e fino a qualche anno fa era un ottimo punto panoramico su Prealpi, Alpi Piemontesi e Centrali ed il Verbano nonché sulla Pianura Padana Occidentale ed i laghi Varesini: oggi la vegetazione ha rubato parte del paesaggio”.
Sarò anche di bocca buona, ma a me sembra comunque una figata.

Sulla sinistra il Lago di Lugano, mentre in basso al centro si vede uno scorcio del sentiero che sale.
Sulla sinistra il Lago di Lugano, mentre in basso al centro si vede uno scorcio del sentiero che sale.

Siamo nel cuore della cosiddetta “Linea Cadorna”, quindi non è raro incontrare lungo il percorso antiche postazioni o fortificazioni militari costruite durante la Prima Guerra Mondiale. Anche la cima del Monte Piambello presenta alcune costruzioni di cui ignoro la funzione e la provenienza.

Monte Piambello

Monte Piambello / 2

La mia sosta dura una ventina di minuti. Mentre mi sto agghindando con le protezioni per la discesa arriva una coppia tedesca in mtb, tra l’altro neanche giovanissima. Ne approfitto per un ultimo scatto.

Monte Piambello / 3

Scendo di nuovo fino alla Bocchetta dei Frati. Mi impegno per andare il più forte (a me) possibile ma il fondo non è particolarmente difficile quindi non si corrono grandi rischi. Velocemente raggiungo il trivio e proseguo la discesa puntando la località “Rocce Rosse”. Presto devo abbandonare la discesa e percorrere una ripida salita a sinistra che mi porta in un luogo un pò inquietante: qui si trovano dei vecchi punti di osservazione della Prima Guerra Mondiale costituiti da strutture scavate nella roccia e varie gallerie di collegamento.

Per chi, come me, ha ben impresso nella memoria il film “Le colline hanno gli occhi” non è esattamente una situazione piacevole essere qui da soli. Tuttavia la prima struttura che si incontra è troppo bella per non entrarvici poichè offre la possibilità di sbucare dalla parte opposta ed ammirare il Lago di Lugano, così mi faccio coraggio ed entro.

Toc toc, c'è qualcuno?
Toc toc, c’è qualcuno?

Le gallerie totalmente buie sui lati mi inquietano parecchio e mi aspetto che da un momento all’altro sbuchi qualcuno o qualcosa, tuttavia salgo i due gradini ed esco dalla parte opposta. Con un pò di timore scatto una foto mentre mi aspetto che un essere deforme, sempre in stile film “Le colline hanno gli occhi”, mi spinga da dietro buttandomi giù.

Si nota subito come si è più in basso rispetto al Monte Piambello.
Si nota subito come si è più in basso rispetto al Monte Piambello.

Torno alla bici, che per fortuna c’è ancora, e proseguo la salita raggiungendo dopo pochi passi altre costruzioni con annesse gallerie.

Rocce Rosse

Rocce Rosse / 2

A questo punto vi è la possibilità di seguire una stretta traccia che porta, poco sopra queste strutture, su un prato con campo aperto. Tuttavia portarsi la bici in spalla su questo pezzo non è semplicissimo e sinceramente la vista non cambierà di molto rispetto a quello che ho già visto, quindi faccio dietro-front e torno a Bocchetta dei Frati dove proseguo per l’ultima strada disponibile, in salita, direzione Forcorella di Marzio. La salita finisce presto ad un bivio dove bisogna prendere a sinistra e scendere. La guida definisce questa discesa “a tratti impegnativa, percorso sinuoso ed accidentato, ricco di ostacoli naturali” ed ho già l’acquolina in bocca. In realtà la discesa è sì abbastanza variegata (rocce, radici, ecc) ma non è assolutamente difficile. L’unica fastidiosa difficoltà è data dal fatto che per buona parte lungo la discesa corre dell’acqua scaricata dal Monte, quindi è come raidare lungo il letto di un piccolo torrente e si sa che delle rocce bagnate non bisogna fidarsi troppo. Tuttavia completo questa discesa molto carina e abbastanza lunga senza problemi e sbuco sulla provinciale in località Forcorella di Marzio. Qui imbocco subito Via Madonna degli Alpini che sale rapidamente su asfalto portando al cosiddetto “Circuito dei Belvedere di Monte Marzio”. Terminato l’asfalto (e la salita) si raggiunge la statua della Madonna e vi è un primo belvedere attrezzato che purtroppo è totalmente ostruito dalla vegetazione.

Madonna degli Alpini - Marzio
Madonna degli Alpini – Marzio

A questo punto la strada diventa uno stretto sentiero sterrato in discesa che raggiunge rapidamente il secondo belvedere attrezzato, migliore rispetto al primo a livello di panorama.

Panorama Marzio
Panorama Marzio

A questo punto proseguo la lunga e veloce discesa sterrata che riporta in paese. La presenza di ostacoli naturali e terrazzamenti vari offre la possibilità ai più bravi di fare qualche bel saltino. La strada diventa asfaltata (Via Bolchini) e presto raggiungo la provinciale.

NOTA: alcune guide fanno percorrere questo giro di Marzio in senso antiorario ma oggettivamente non ha senso fare una difficile salita sterrata per poi scendere per una ripida strada asfaltata. Meglio fare il contrario come ho fatto io, imho.

Attraverso la provinciale e imbocco Via Porto Ceresio che sale asfaltata ma che ben presto diventa un bel sentiero sterrato che sale con pendenza costante e mai eccessiva fino all’Alpe della Croce. Questo sentiero è una delle poche salite piacevoli che io abbia mai fatto poichè riporta “in quota” senza farlo pesare. Il fondo è molto variegato, si passa dalla ghiaia al fango e bisogna anche attraversare alcuni incisi delle acque che scendono dalle cime ma l’ho trovato molto piacevole e rilassante. Raggiunta l’Alpe della Croce si gira a sinistra fino ad un bivio nei pressi di una bacheca di legno. A sinistra si sale per il Monte Derta / Sasso Paradiso, a destra si scende a Cuasso al Monte.

Indicazioni sulla bacheca zona Alpe della Croce
Indicazioni sulla bacheca zona Alpe della Croce

Le guide consigliano di lasciare qui la bici e salire a piedi fino al Monte Derta. Assurdo, per fortuna non l’ho fatto: la salita non è affatto difficile (solo un pò ripida) ma è talmente breve che non ha senso abbandonare la bici per un tratto del genere. Si arriva velocemente al Monte Derta che è contrassegnato da un tristissimo cartello abbandonato in uno spiazzo nel bosco.

Monte Derta
Monte Derta

Da qui il sentiero procede e scende stretto per alcuni metri fino ad arrivare al Sasso Paradiso. Si tratta di un grosso masso liscio che sporge dalla costa del Monte e offre una splendida vista sulla zona del Ceresio del Lago di Lugano. Per me è stata una scoperta davvero piacevole perchè non capisci cosa ti aspetta finchè non lo vedi: il sentiero scende stretto, abbandoni la bici sulla panchina diroccata, sali sul Sasso e bum, ti si apre un mondo. Oltretutto il Sasso era l’unico punto soleggiato, quindi è stato davvero bello fare una lunga pausa (prima della discesa finale) sdraiato quasi a picco sul Lago. Peccato solo per la vegetazione un pò invadente che, tra l’altro, fa sembrare le foto più brutte di quanto non sia in realtà.

Sasso Paradiso

Il Sasso Paradiso
Il Sasso Paradiso
Autoscatto da tamarro per celebrare il momento.
Autoscatto da tamarro per celebrare il momento.
Panorama dal Sasso Paradiso
Panorama dal Sasso Paradiso

Ora, una persona intelligente avrebbe letto il cartello della bacheca mostrato poco sopra e sarebbe andata a vedere il punto di osservazione e la trincea militare. Io, siccome non lo sono, ho fotografato il cartello senza leggerlo pensando di sapere tutto e così mi sono accorto solo a casa di essermi perso una interessante costruzione da visitare. Francamente non ho idea di dove fosse quell’osservatorio e relativa trincea poichè ho camminato attorno al Sasso ma non ho scorto nulla. Sarà per la prossima volta.

Ormai riposato e rifocillato dopo una bella mezzoretta di pausa, salgo al cartello del Monte Derta, scendo alla bacheca e a questo punto, signore e signori, scrocchiatevi il collo, fate stretching e quant’altro perchè ciò che vi aspetta da qui a Cuasso al Monte è una lunga discesa “trail” da manuale. Spettacolare, non ho altro da aggiungere. Veloce, molto veloce, e con ogni genere di fondo: sterrato, bagnato, lastricato, terrazzato. Punti con curve e controcurve e soprattutto tanti, tantissimi “ostacoli” che permettono bei saltini a chi ne è capace: terrazzamenti, incisi di acque, canali di scolo e chi più ne ha più ne metta. Qui mi sono preso qualche rischio di troppo (per essere in giro da solo) ma è stato davvero bello. La scocciatura più grossa è stata fermarsi due o tre volte (in prossimità di deviazioni minori) a controllare sul gps se la traccia fosse corretta. Ad un certo punto si incontrano le prime case, la strada diventa asfaltata (Via della Croce) e si entra a bomba in paese. Fine dei giochi.

Ritorno alle Poste e mi rendo conto di essermi ridotto abbastanza male: fino al Derta io e la bici avevamo mantenuto un livello di sporco più che accettabile ma questa ultima decisa ci ha ridotti da buttare via. Non si tratta di fango ma di una sabbietta luccicosa (tipico residuo minerale dei tratti d’acqua di montagna) che è andata dappertutto, anche in faccia, non c’è parafango che abbia tenuto. Prima delle 17:00 la bici è già sul tetto e riparto per tornare a casa.

Con una punta di orgoglio dico che questo itinerario, che ho messo insieme prendendo “il meglio” (a mio giudizio) dai vari tracciati che si trovano nel web, mi è piaciuto davvero tanto soprattutto per il giusto bilanciamento tra salite/discese (l’impressione è di aver fatto più discese che salite, anche se è impossibile) e ovviamente per la qualità delle discese. Da non dimenticare il fatto che sia un itinerario interamente in fuoristrada.

Una nota dolente? Ragazzi non c’eravate!! Dobbiamo tornarci, no way.

Davide

VIDEO:

TRACCIA GPS:

Il GPS del mio stramitico Nokia 6220c ha tardato ad agganciare i satelliti, quindi il punto di partenza è falsato. Come punto di partenza è da considerarsi il punto di arrivo (ovvero le Poste di Cuasso al Monte). In totale saranno 30 km.

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