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IronRock (Sasso del Ferro)

23/02/2014 (Domenica) – Altra giornata di primavera incastonata in uno strano inverno. Con leggerezza e ingenuità vado a conquistare il Sasso del Ferro a Laveno, affrontando una salita su cui  qualche tempo fa lessi “fatela, dopo averci pensato bene, solo se avete gravi peccati da espiare”.

Il Sasso del Ferro è un monte che si staglia alle spalle di Laveno e incombe sul Lago Maggiore. A vederlo da lontano, sembra quasi un enorme masso che in maniera sgraziata è stato posto a bordo lago. Rende bene l’idea la foto che ho scattato dalla cima del Picuz un paio di settimane fa. Questo monte, anche se misura solo 1062 metri, non va preso affatto alla leggera in quanto vanta un passato davvero aggressivo: nel Luglio 2011 un escursionista tedesco ha purtroppo perso la vita, mentre nel dicembre dello stesso anno una coppia di mountain bikers hanno dovuto chiamare l’elisoccorso per essere recuperati. Il 2012 non è stato da meno, con altri mountain bikers e altri escursionisti salvati dopo una notte all’addiaccio, grazie al prezioso intervento dell’elisoccorso. Nel 2013 il monte si accanisce anche sui più piccoli, oltre che sui soliti escursionisti. Insomma qui purtroppo l’elicottero è di casa! Al momento il 2014 sembra procedere tranquillo, quindi andrò coi piedi di piombo onde evitare di fare spiacevoli inaugurazioni, anche se sinceramente non sono mai stato in elicottero…

Eh sì, il bosco che domina parte della montagna sembra essere fatto apposta per il freeride, invitando a generosi tagli nella boscaglia. Tuttavia bisogna tenere conto che si tratta di un monte con numerose parti a strapiombo quindi è davvero questione di pochi secondi ritrovarsi a cadere nel vuoto e/o finire troppo in basso e non riuscire più a tornare indietro.

Lato città di Laveno c’è una bella cestovia che porta quasi fino alla vetta. Tuttavia, essendo la mia prima volta qui, voglio guadagnarmi la vetta quindi decido di salire per il cosiddetto sentiero tagliafuoco. 6 km abbondanti di salita che, come ho scritto all’inizio, sembrano godere di una non piacevole fama. Mentre mi avvicino ecco che il Sasso del Ferro mi guarda con aria di sfida, ed effettivamente sono un pò intimorito dal dover salir fin lassù.

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Decido di parcheggiare in prossimità dell’inizio di questo sentiero tagliafuoco, vicino l’Ospedale di Cittiglio (c’è un ospedale…meno male!).  Mentre mi sto preparando mi si parcheggia accanto un pickup infangato della Polizia Municipale, da cui scende una specie di aitante guardia forestale che subito mi attacca bottone. Si vede che gli piace la natura e il suo lavoro e secondo me vorrebbe venire anche lui in mtb sul Sasso del Ferro. Tuttavia deve salire a piedi da un’altra parte per controllare un fiume, così ci salutiamo. Mi avvio all’inizio del sentiero che subito non è ripido, è ripidissimo! Il sentiero prosegue così, su terreno sterrato abbastanza praticabile, reso davvero difficile dalla pendenza. In meno di mezzora mi sono tolto: guanti, casco, giacca e mi sono arrotolato i pantaloni. Oggettivamente è una giornata splendida, il sole splende alto nel cielo limpido e ci sono 14°c pieni. Proseguo in un lago di sudore, un pò pedalando e un pò spingendo, non incontrando anima viva. La strada prosegue in salita alternando tratti ripidi a tratti ripidissimi, e in alcuni punti spiana e presenta un manto battuto perlopiù a causa di vecchie frane “che ogni tanto si portano via il sentiero”, per citare la guardia forestale.

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Il sentiero è davvero tenuto bene e questo mi stupisce, tuttavia come mi spiegherà successivamente un trekker è tutto a causa di un enorme masso che, traccatosi dalla vetta, qualche anno fa è rotolato fino a valle arrivando vicino alle abitazioni e seminando distruzione lungo il suo percorso. Mi è stato detto che da tale evento vengono fatti molti controlli e molta manutenzione.

A circa un’ora dalla mia partenza, trovo il primo segno di vita.

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Subito dopo il sentiero spiana, la natura si apre ed eccomi ad incrociare la cestovia che da Laveno sale a Poggio Sant’Elsa, verso la cima del Sasso del Ferro.

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Volgendo lo sguardo a destra, ecco la stazione di arrivo. La distanza è circa mezzo chilometro e alcuni dicono di prendersi la bici in spalla e spingerla sù, stando sotto la cestovia. Oggettivamente può essere un’alternativa valida che potrebbe far guadagnare un pò di tempo. Io però proseguo sul sentiero che farà un giro un pò contorto prima di arrivare in cima. Sempre a ridosso della cestovia noto, immersi nel bosco, dei drop abbandonati che vado a studiare da vicino.

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Attorno al 2011-2012 qui c’era in cantiere la realizzazione di un bike park, chiamato “IronRock Bike Park”. Le tracce di questo bike park erano già state individuate e in parte realizzate. Sul sito della sopracitata cestovia c’è anche una cartina di questo nascente bike park, che qui riporto in grande.

IronRock Bike Park Tracks

Io sto salendo facendo tutta la traccia rossa, immettendomi poi su quella bianca per raggiungere Poggio Sant’Elsa, il punto di arrivo della cestovia, dove c’è scritto “you are here”. Scenderò poi facendo tutta la bianca e tutta la verde. Le rampe sopra fotografate, fanno parte della traccia azzurra, che ho addocchiato in più punti ma che sinceramente mi sembra proprio abbandonata. Quella fucsia non l’ho vista (ma non l’ho cercata bene), così come quella nera. Sarà per la prossima volta.Mentre la traccia arancione non ho avuto la possibilità di cercarla causa impraticabilità della vetta.

Dopo aver incontrato la cestovia, la tagliafuoco migliora e diventa ben pedalabile per un buon tratto.

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Ormai sono in ombra e il caldo mi è totalmente passato, anzi il sudore mi si è congelato addosso, tipico. Essendo molto in ombra, incontro evidenti residui di neve.

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Finalmente raggiungo il bivio (traccia rossa/bianca).

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Qui c’è un’ abbondante segnaletica che merita un approfondimento, tra cui un superstite cartello dell’IronRock Bike Park che mi conferma di aver percorso il sentiero rosso.

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Trovo anche una interessante cartina che riporta dei sentieri incredibilmente non presenti su Open Cycle Map e che verificherò scendendo.

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Dopo un breve tratto obbligatoriamente a spinta mi trovo improvvisamente davanti quello che non avrei immaginato: neve, tanta neve ghiacciata!

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Riuscire a mantenere la bici in trazione va a fortuna e alterno tratti in sella a tratti a piedi, anche se la suola Stealth delle scarpe Five Ten non è il massimo per camminare qui :-)

Ad un certo punto, l’imponderabile.

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A circa 400 metri da Poggio Sant’Elsa, dove si trova l’arrivo della cestovia, un albero sbarra il sentiero. Aggirarlo con la bici è impossibile: a sinistra una parete innevata, a destra uno strapiombo. Le fronde che si vedono in foto sono oltrepassabili a piedi strisciando per terra e magari rovinando un pò i vestiti, ma la bici proprio non passa. A mali estremi, estremi rimedi: sfodero il seghetto del mio fidato coltellino svizzero e giù a fare trail building!

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La lama è di soli 9 cm ma taglia con un’aggressività stupefacente. Inizio dai rami più piccoli facendo pulizia e passando progressivamente a quelli più grossi. Sfrondare un albero non è affar del tutto semplice, bisogna ponderare molti fattori: il ramo che sto tagliando è portante? Magari regge una struttura pesante, oppure fa da contrappeso a qualcosa in tensione. Anche il taglio richiede attenzione e un minimo di tecnica affinchè la lama non rimanga bloccata all’interno del legno in seguito alla compressione data dal cedimento (ragazzi, vi ricordate quel seghetto trovato abbandonato nella sassaia di Lozza stile Excalibur lo scorso anno?). Fila tutto liscio e nel frattempo passano molti trekker: singoli, in coppia, famiglie… di tutto. Il trail building si rivela un’attività ad elevato tasso di socializzazione: tutti si fermano a parlare, un pò sorpresi da questo biker bacato che nella neve sta giocando a fare il boscaiolo con un Victorinox. Ormai ho creato un bel varco e la gente riesce a passare quasi agevolmente. Dopo 40 minuti di lavoro e decine di rami gettati nella scarpata, il varco per trascinare la bici senza danni è pronto e posso finalmente passare. Affronto gli ultimi 400 metri spingendo la bici nella neve ghiacciata con un simpatico signore sportivo a piedi che mi racconta dettagli dei sentieri e della sua vita ad emissioni zero. Per salire allo spiazzo del Poggio Sant’Elsa mi carico la bici in spalla e affronto le scale, poichè i due tornantini finali del sentiero sono per me impraticabili. La comparsa sul Poggio con la bici in spalla si rivela un’entrata in scena davvero ad effetto: c’è un sacco di gente che è salita con la cestovia, e vedere un biker che sbuca dalle scale con la bici innevata sulle spalle suscita una certa curiosità. Appena mi siedo su una panchina per godermi il panorama e il meritato pasto (sono le 16:00…) vengo avvicinato da più persone che mi chiedono informazioni sulla salita, sulla bici, sui sentieri. Tira un vento micidiale e mi sto letteralmente congelando, quindi sono di poche parole: mangiare e scendere, ecco la to-do-list.

Panorama da Poggio Sant'Elsa verso sud: a sinistra il Campo dei Fiori e il lago di Varese, al centro il Monte Picuz
Panorama da Poggio Sant’Elsa verso sud: a sinistra il Campo dei Fiori e il lago di Varese, al centro il Monte Picuz

Poggio Sant’Elsa sulla carta è a 974 mslm, tuttavia sia il GPS che i cartelli informativi qui presenti arrotondano a 1.000 mslm tondi tondi.

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La vetta del Sasso del Ferro (1.062 mslm) è alle mie spalle. Il sentiero per raggiungerla non sembra lunghissimo ma è totalmente innevato, rinuncio a questi ultimi 88 metri di dislivello, rimandandoli a quando la neve si sarà sciolta.

sentiero per la vetta del Sasso del Ferro che passa vicino ad uno skilift abbandonato degli anni '60
sentiero per la vetta del Sasso del Ferro che passa vicino ad uno skilift abbandonato degli anni ’60

Finora ho percorso solo 6.58 km per arrivare qui in cima. Il gps mi lascia senza parole quando noto di aver superato i 5 km/h per soli 18 minuti su 150 circa: questo certifica il peso della salita.

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C’è davvero tanta folla quindi per evitare problemi evito di fotografare i punti di maggior affollamento. Segnalo che ci sono un bar e un ristorante che godono di una vista magnifica. Salire quassù anche solo per prendere una cioccolata sulla terrazza panoramica all’aperto è una cosa indubbiamente meritevole.

Scendo qualche gradino e mi reco nel punto di arrivo della cestovia.

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Il panorama sul lato nord-est è altrettanto spettacolare… e pensare che il ristorante ha vetrate panoramiche a tutto tondo, da sud a nord-ovest.

Panorama nord-ovest. Al centro della foto si vede il sentiero che farò per scendere.
Panorama nord-ovest.
Al centro della foto si vede il sentiero che farò per scendere.
il paese di Casere e il ciottolato che scende sulla sinistra
il paese di Casere e il ciottolato che scende sulla sinistra
la vetta del Sasso del Ferro e in basso il sentiero da cui sono salito
la vetta del Sasso del Ferro e in basso il sentiero da cui sono salito
Neve residua nel piazzale di arrivo della cestovia
Neve residua nel piazzale di arrivo della cestovia

Anche la mia Trek vuole essere immortalata.

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Indossate le protezioni e montata la fotocamera sul manubrio per il test del nuovo supporto artigianale (versione millemila beta), sono pronto per la discesa.

Indicazioni superstite dell'IronRock Bike Park
Indicazioni superstite dell’IronRock Bike Park

Essendo la prima volta ci vado un pò coi piedi di piombo e soprattutto il primo tratto con la neve ghiacciata si rivela un pò ostico. In ogni caso in venti minuti si arriva alla sponda del Lago Maggiore, passando prima per un sentiero, poi per un ciottolato e infine per stradine bitumate terziarie (addocchiate in un video su internet), il tutto molto molto ripido e che permette potenzialmente di raggiungere velocità allucinanti. Verso la fine della discesa i freni sono K.O., non stile Devero (la condizione in cui erano ridotti i freni quel giorno non mi capiterà mai più) ma assolutamente in linea con il Lema.

Sono sicuro che scendere per dove sono salito è altrettanto interessante: meno scassato ma assolutamente ancora più veloce e da guidare, con numerose curve esposte dove è vietato andare dritto, pena il burrone. Non vedo l’ora di provarlo.

L’arrivo sulla passeggiata pedonale di Laveno passando per le scale è molto scenico anche se bisogna stare attenti a non investire nessuno :-)

Rientro all’auto percorrendo la trafficata strada provinciale, anche se volendo sulla destra c’è una bella e nuova pista ciclabile che permette ritmi più rilassati.

A fine giornata ho davvero la pelle d’oca per la soddisfazione lasciatami da questo giro, breve in termini chilometrici ma assolutamente intenso come contenuti: una salita coi fiocchi, la presenza della cestovia, la neve, il trailbuilding, la discesa infinita e scassatissima… Cos’è, Natale??

Ragazzi volevate la Martica con l’impianto di risalita? Eccovi accontentati, ora non ci sono proprio più scuse !!

Davide

Traccia GPS (imprecisione dal km 10 al km 11):

 

2 pensieri su “IronRock (Sasso del Ferro)”

  1. E’ sempre un piacere leggerti!
    Arrivato al punto del taglio dell’albero mi sono venute in mente le tue parole (riferimento a un seghetto in offerta) : “Scherzi a parte io questo mi sa che me lo prendo, non si sa mai che ci venga in mente di fare pulizia su qualche sentiero, mica possiamo mettere nello zaino la sega normale!” .
    Profezia?

    1. Me la sono chiamata!
      Il seghetto, stupendo da 18 cm, lo avevo acquistato il giorno prima e ovviamente l’avevo lasciato a casa xD

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